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Ri-partire da una lezione di civiltà

13/12/2025

Ri-partire da una lezione di civiltà

Antidispersione: la determinazione della dirigente dell’Alberghiero Trentino e dei suoi docenti


Dopo aver vinto il concorso per dirigente, le è stato assegnato l’Istituto di Istruzione Superiore (IIS) Sartori - Rosselli di Lonigo, con diversi indirizzi di studio, nell’ambito dell’istruzione tecnica e professionale, connotati da una grande miscellanea di criticità: c’erano ragazzi che avevano bisogno di essere rimotivati, a dir poco. E non era infrequente che anche le forze dell’ordine facessero visita a quella scuola.
Così Lucia Russo, in qualità di dirigente di quell’istituto, si è sentita chiamata in causa: “Mi sono detta che bisognava fare qualcosa. Cominciavano ad arrivare i fondi del PNRR e sapevo che presto si sarebbero esauriti e che ai ragazzi non sarebbe rimasto più nulla. E Sapevo anche che la mia permanenza lì sarebbe stata a tempo determinato, perché nutrivo il desiderio di potermi avvicinare a casa. Per questo ho pensato di creare qualcosa sul territorio, incardinato nella scuola, che rimanesse al territorio. Ho cominciato così a guardarmi intorno con uno sguardo bifocale: uno in Lonigo per cercare quegli enti pubblici e privati che potessero darmi una mano a tenere in piedi questa attività e uno sguardo fuori, per capire quali grandi associazioni avrebbero potuto dar linfa, dare il senso al mio intento”.

Da “La Casa di Paolo” di Palermo a “La Casa di Paolo” di Lonigo
“Ho deciso di rivolgermi alla famiglia Borsellino. Sapevo che Roberta Gatani, figlia di Adele e sorella maggiore di Paolo Borsellino, con Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, avevano ristrutturato la vecchia farmacia di famiglia, in via della Vetriera a Palermo, e dato vita, nel 2015, alla Casa di Paolo, una struttura che tenesse viva la memoria di Paolo Borsellino, quindi non monumenti, non cose inanimate. Qui Paolo era cresciuto insieme ad amici che poi ha ritrovato, dall’altra parte, nelle aule di tribunale. La sua idea era quella di ricucire questa scollatura (dove quella strada fatta di giochi in comune aveva subito una deviazione) e dare la possibilità a questi ragazzini di oggi di non ripercorrere la stessa strada. La casa di Paolo è stata concepita come un luogo dove accogliere bambini e ragazzi in difficoltà, offrendo loro spazio protetto e attività educative come iniziative di doposcuola, laboratori che appassionassero a mestieri, sportelli legali gratuiti per le famiglie, ospitare scuole da tutta Italia per esperienze di alternanza scuola-lavoro (PCTO). C’è una lettera mai spedita, perché interrotta da una telefonata giusto la mattina dell’attentato, in cui Paolo Borsellino stava rispondendo a una studentessa, Sara Caon, dove descrive cos’è la mafia e si dice, con il suo inguaribile ottimismo, fiducioso nei giovani, col desiderio di utilizzare la cultura per far sentire il profumo di libertà e subodorare l’olezzo del compromesso, della collisione. Una sorta di testamento morale che ha ispirato nipote e fratello del magistrato a dar vita alla Casa di Paolo, appunto. Dicevo che a me questa idea è subito piaciuta, dovendo dare risposta ai bisogni che si palesavano nella scuola tutti i giorni. Quei ragazzi andavano rieducati non educati, la scuola non aveva gli strumenti per farlo quindi ho detto: ‘Mi devo fare aiutare dal territorio’. Avevo visto una trasmissione sulla casa di Paolo e devo dire che Roberta Gatani, non appena l’ho contattata, si è subito messa a disposizione. Tra l’altro in Val di Susa era stata inaugurata anche la Baita di Paolo, quindi c’era già una succursale della casa di Paolo.
Dopo qualche interlocuzione, il 27 febbraio 2023 abbiamo sottoscritto un accordo di partneriato con Salvatore Borsellino, a cui è seguita la ristrutturazione di una palazzina da parte della provincia di Vicenza (utilizzati i fondi del PNRR destinati all’edilizia scolastica) fino all’inaugurazione, a maggio 2023, della Casa di Paolo a Lonigo ‘progetto e luogo di coordinamento di tutti gli Enti che si pongono l'obiettivo di evitare l'insuccesso scolastico e l'isolamento sociale“.

Lucia RussoLucia Russo

Un dimensione pluri-sfaccettata: Alberghiero Trentino e Alta Formazione professionale (Management dell’ospitalità)
Con un simile bagaglio, ma soprattutto con una simile predisposizione, Lucia Russo è giunta alla dirigenza dell’articolato percorso formativo che dall’alberghiero Trentino (Istituto di Formazione Professionale Trentino, che contempla la qualifica professionale ma accompagna anche alla maturità)  arriva fino all’Alta Formazione (percorso biennale di Management dell’ospitalità), con l’apporto di due importanti strumenti formativi quali il Ristorante didattico e l’Hotel didattico.
Tutto questo che a ben vedere si delinea come un percorso completo, ha sede in Valsugana, rispettivamente a Levico Terme e nella vicina Roncegno Terme.  Un mondo pluri-sfaccettato, predisposto dalla precedente dirigenza di Federico Samaden per arrivare a formare professionisti altamente qualificati nel settore del Turismo e dell’Ospitalità (diploma più due anni di Alta Formazione e l’acquisizione di 120 crediti spendibili presso Business & Hotel Management School di Lucerna e Hotel Institute Montreux).
 

Le due strutture: ristorante didattico e albergo didatticoLe due strutture: ristorante didattico e albergo didattico
Ri-partire da una lezione di civiltà

Come viene affrontato il problema della dispersione scolastica all’Alberghiero Trentino
Il nostro sguardo oggi si pone sulla nuova dirigenza, quella di Lucia Russo, di cui apprezziamo enormemente, fra le altre cose, l’impegno ad affrontare, insieme a un gruppo di altrettanto motivati docenti dedicati, il problema della dispersione scolastica che, a nostro avviso, insieme alla carenza di iscrizioni, è il vero tallone d’Achille che attaglia la formazione di settore. Inutile fare voli pindarici se non si mette mano a perdite e carenze di risorse che, proprio per questo, diventano sempre più preziose e quindi da salvare, nel vero senso della parola!
“Partendo dalla preoccupazione – ci racconta la dirigente -  che il diritto allo studio fosse assicurato a tutti (che poi è il nostro mandato istituzionale!), soprattutto a quei ragazzi che mostravano difficoltà nello stare in un setting rigido, abbiamo iniziato un lavoro di revisione delle didattiche, di promozione del benessere a scuola e ci siamo dati obiettivi alti. Ora, la formazione professionale trentina non ha incardinati nel proprio organigramma docenti di sostegno, cioè formati sul sostegno, ma il dipartimento ci mette a disposizione un pacchetto di ore di docenza sul sostegno. Noi abbiamo utilizzato parte di quel pacchetto di ore e parte delle ore che i docenti devono restituire alla scuola in maniera obbligatoria (le famose 35 ore), per assicurare al gruppo di ragazzi a rischio dispersione un percorso scolastico parallelo. Abbiamo messo sul piatto circa 1060 ore per cui, alla fine dell’anno, i ragazzi possono essere promossi perché hanno studiato storia, geografia, italiano, matematica, tutte le discipline con il monte ore previsto dall’ordinamento scolastico. Quindi una scuola diversa ma pur sempre una scuola. Abbiamo capito che i tempi attentivi sono ridotti, per cui diamo loro la possibilità di imparare le discipline in maniera induttiva: è la pratica che informa la teoria e non il contrario, rifacendoci un po’ alla scuola pedagogica di Dewey, che si basa sull’apprendimento attivo e sul ricorso teoria/pratica-pratica/teoria. Abbiamo puntato su laboratori per attirare la loro attenzione e dai laboratori abbiamo cercato di ricostruire quei saperi disciplinari che servono loro per dare senso a quello che fanno. Questi docenti, che nel possibile sono stati scelti perché capaci di entrare in sintonia con questi studenti per una loro predisposizione, si sono dovuti sperimentare in metodologie più attive (collegamento molto stretto con colleghi tecnico-pratici)”.
I ragazzi a cui ci si riferisce avrebbero già assolto l’obbligo scolastico, avendo raggiunto i 16 anni di età con più di una bocciatura all’attivo. Nel primo anno funziona che se il percorso ha un esito positivo il ragazzo passa all’anno successivo, mentre nel secondo viene dato un termine entro cui lo studente deve decidere se andare verso la qualifica (terzo anno) per cui deve rientrare in classe, riprendere tutto quello che è stato fatto e acquisire le competenze per poter essere ammesso alla classe terza. La dirigente ci tiene a specificare che: “il ragazzo in questione  non è un privilegiato e, come dico ai genitori per spiegare le nostre intenzioni , è come se andasse in terapia intensiva, dove c’è c ‘è chi ci si dedica con cure speciali poi, quando sta bene, esce dalla terapia intensiva e può stare con gli altri in classe”.
Diversamente questo stesso studente può optare - come ci spiega Aldo Dalle Fratte, figura rilevante e strategica anche per i rapporti che ha saputo coltivare, per conto della scuola, con importanti aziende a livello nazionale - per l’apprendistato duale, una forma molto interessante di contratto di lavoro (mutuato dal modello tedesco) che prevede un’alternanza di formazione in aula e formazione pratica in azienda, che gli consenta di alimentare ulteriormente le competenze acquisite a scuola.
Ci sono quindi diverse prospettive. È chiaro che questa rappresenti una sfida didattica e umana, a cui con determinazione tutti i docenti coinvolti a vario titolo credono.
Ce lo conferma l’insegnante di italiano, Fabio Verolino: “Inizialmente il progetto ha avuto le sue difficoltà. -  confessa - Si è lavorato sulla relazione. Diversi insegnanti sono riusciti a guadagnare fiducia e si è creato un clima collaborativo. Sta andando abbastanza bene con i ragazzi che provengono dalle prime, qualche difficoltà in più è emersa con quelli di seconda (probabilmente andranno in apprendistato duale). È un progetto in fieri, che ci trova sul pezzo, però. Il risultato più grande al momento è che stanno frequentando la scuola ragazzi che lo scorso anno hanno totalizzato un monte ore risicato al minimo, che non gli ha permesso di superare l’anno. Invece quest’anno sono motivati. Il volano è la fiducia che hanno acquisito. Si sentono aiutati, accolti”.    
“Non è stato facile – osserva la dirigente - far partire questo progetto, perché andava a cozzare con la cultura dominante, ma io e i docenti che credono in questo siamo molto determinati e ci nutriamo di questi piccoli successi quotidiani”.
A proposito, spulciando l’elenco dei dirigenti del nuovo direttivo ReNaIA (Rete Nazionale Istituti Alberghieri) abbiamo scoperto che c’è anche il nome di Lucia Russo. Ci fa molto piacere.

Promozione cultura gastronomica e pensiero critico
C’è un altro punto che la dirigente intende difendere con forza, vale a dire la promozione della cultura gastronomica. “Io non voglio promuovere una cultura dell’addestramento: è vero che siamo formazione professionale ma siamo anche istruzione. Bando al fatto che docenti di discipline tecnico pratiche e discipline economiche viaggino per compartimenti stagni. La Camera di Commercio di Trento ci finanzierà una Summer School presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con cui collabora, luogo di sviluppo, per elezione, del pensiero critico, a cui tengo molto. Questo per le nostre quinte classi e qualche altra eccellenza. Ci stiamo attivando, tramite la Provincia, perché anche per i docenti possa esserci questa opportunità”.

 

Ri-partire da una lezione di civiltà
La mia esperienza al Ristorante didattico e all’Hotel didattico
Terminata la conversazione con Lucia Russo mi sono concessa la coccola, perché di questo si è trattato, di pranzare al ristorante didattico, dentro la grande sala di un edificio montano dedicato - come si conviene a un ristorante vero - che svetta su di una collinetta, in quel di Roncegno Terme. Prima di me sono già arrivati altri ospiti - mi dicono che siano aziende sponsor con qualche cliente ma anche qualche libero professionista in pausa pranzo - tutti debitamente sistemati in tavoli ben distanziati, in modo da garantirne la riservatezza.
Tavoli tondi vestiti di generose tovaglie (evviva!) e dal personale di sala la stessa attenzione per ciascun ospite, senza sbilanciamenti. Un bel portamento che non guasta e l’apertura allo scambio di qualche battuta fuori dall’ordinario. Senza timidezza. Sono gli studenti del quarto anno ma c’è pure una rappresentanza di qualcuno del triennio (il ristorante didattico ha un impianto auto-formativo al suo interno: i più grandicelli sono di esempio ai più giovani).
“La vedi quella ragazza? – mi fa notare Davide Busana che è prezioso coordinatore dell’Alta Formazione oltre a un sopraffino docente di pasticceria del quarto anno (specializzazione) - nei primi servizi non proferiva parola, ora è entrata nella parte e si relaziona serenamente con i clienti. È bastato darle fiducia”.
Da due giorni mi trovo qui, ospite del limitrofo Hotel didattico - gestito da studenti dell’Alta Formazione che sono mossi dalla cura nelle loro azioni - e, con me, i docenti che terranno lezione (tutti professionisti) provenienti da fuori regione. Periodicamente, arrivano anche studenti di altre scuole dello Stivale, per condividere e contaminarsi a vicenda, tanto nella cucina quanto nell’ospitalità.
Contaminarsi è un magico esercizio, quando riesce: apre a molti mondi stando dentro uno stesso luogo.
Ri-partire da una lezione di civiltà
Ri-partire da una lezione di civiltà
a cura di

Simona Vitali

Parma, la sua terra di origine, e il nonno - sì, il nonno! - Massimino, specialissimo oste, le hanno insegnato che sono i prodotti, senza troppe elaborazioni, a fare buoni i piatti.
Non è mai sazia di scoprire luoghi e storie meritevoli di essere raccontati.
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