Come viene affrontato il problema della dispersione scolastica all’Alberghiero Trentino
Il nostro sguardo oggi si pone sulla nuova dirigenza, quella di Lucia Russo, di cui apprezziamo enormemente, fra le altre cose, l’impegno ad affrontare, insieme a un gruppo di altrettanto motivati docenti dedicati, il problema della dispersione scolastica che, a nostro avviso, insieme alla carenza di iscrizioni, è il vero tallone d’Achille che attaglia la formazione di settore. Inutile fare voli pindarici se non si mette mano a perdite e carenze di risorse che, proprio per questo, diventano sempre più preziose e quindi da salvare, nel vero senso della parola!
“Partendo dalla preoccupazione – ci racconta la dirigente - che il diritto allo studio fosse assicurato a tutti (che poi è il nostro mandato istituzionale!), soprattutto a quei ragazzi che mostravano difficoltà nello stare in un setting rigido, abbiamo iniziato un lavoro di revisione delle didattiche, di promozione del benessere a scuola e ci siamo dati obiettivi alti. Ora, la formazione professionale trentina non ha incardinati nel proprio organigramma docenti di sostegno, cioè formati sul sostegno, ma il dipartimento ci mette a disposizione un pacchetto di ore di docenza sul sostegno. Noi abbiamo utilizzato parte di quel pacchetto di ore e parte delle ore che i docenti devono restituire alla scuola in maniera obbligatoria (le famose 35 ore), per assicurare al gruppo di ragazzi a rischio dispersione un percorso scolastico parallelo. Abbiamo messo sul piatto circa 1060 ore per cui, alla fine dell’anno, i ragazzi possono essere promossi perché hanno studiato storia, geografia, italiano, matematica, tutte le discipline con il monte ore previsto dall’ordinamento scolastico. Quindi una scuola diversa ma pur sempre una scuola. Abbiamo capito che i tempi attentivi sono ridotti, per cui diamo loro la possibilità di imparare le discipline in maniera induttiva: è la pratica che informa la teoria e non il contrario, rifacendoci un po’ alla scuola pedagogica di Dewey, che si basa sull’apprendimento attivo e sul ricorso teoria/pratica-pratica/teoria. Abbiamo puntato su laboratori per attirare la loro attenzione e dai laboratori abbiamo cercato di ricostruire quei saperi disciplinari che servono loro per dare senso a quello che fanno. Questi docenti, che nel possibile sono stati scelti perché capaci di entrare in sintonia con questi studenti per una loro predisposizione, si sono dovuti sperimentare in metodologie più attive (collegamento molto stretto con colleghi tecnico-pratici)”.
I ragazzi a cui ci si riferisce avrebbero già assolto l’obbligo scolastico, avendo raggiunto i 16 anni di età con più di una bocciatura all’attivo. Nel primo anno funziona che se il percorso ha un esito positivo il ragazzo passa all’anno successivo, mentre nel secondo viene dato un termine entro cui lo studente deve decidere se andare verso la qualifica (terzo anno) per cui deve rientrare in classe, riprendere tutto quello che è stato fatto e acquisire le competenze per poter essere ammesso alla classe terza. La dirigente ci tiene a specificare che: “il ragazzo in questione non è un privilegiato e, come dico ai genitori per spiegare le nostre intenzioni , è come se andasse in terapia intensiva, dove c’è c ‘è chi ci si dedica con cure speciali poi, quando sta bene, esce dalla terapia intensiva e può stare con gli altri in classe”.
Diversamente questo stesso studente può optare - come ci spiega Aldo Dalle Fratte, figura rilevante e strategica anche per i rapporti che ha saputo coltivare, per conto della scuola, con importanti aziende a livello nazionale - per l’apprendistato duale, una forma molto interessante di contratto di lavoro (mutuato dal modello tedesco) che prevede un’alternanza di formazione in aula e formazione pratica in azienda, che gli consenta di alimentare ulteriormente le competenze acquisite a scuola.
Ci sono quindi diverse prospettive. È chiaro che questa rappresenti una sfida didattica e umana, a cui con determinazione tutti i docenti coinvolti a vario titolo credono.
Ce lo conferma l’insegnante di italiano, Fabio Verolino: “Inizialmente il progetto ha avuto le sue difficoltà. - confessa - Si è lavorato sulla relazione. Diversi insegnanti sono riusciti a guadagnare fiducia e si è creato un clima collaborativo. Sta andando abbastanza bene con i ragazzi che provengono dalle prime, qualche difficoltà in più è emersa con quelli di seconda (probabilmente andranno in apprendistato duale). È un progetto in fieri, che ci trova sul pezzo, però. Il risultato più grande al momento è che stanno frequentando la scuola ragazzi che lo scorso anno hanno totalizzato un monte ore risicato al minimo, che non gli ha permesso di superare l’anno. Invece quest’anno sono motivati. Il volano è la fiducia che hanno acquisito. Si sentono aiutati, accolti”.
“Non è stato facile – osserva la dirigente - far partire questo progetto, perché andava a cozzare con la cultura dominante, ma io e i docenti che credono in questo siamo molto determinati e ci nutriamo di questi piccoli successi quotidiani”.
A proposito, spulciando l’elenco dei dirigenti del nuovo direttivo ReNaIA (Rete Nazionale Istituti Alberghieri) abbiamo scoperto che c’è anche il nome di Lucia Russo. Ci fa molto piacere.