La cucina di Mario Ferrara
Dopo la “visita guidata” arriviamo finalmente a scoprire se e come cambia la cucina di Mario Ferrara da uno Scaccomatto all’altro. Se lo si chiede a lui, allarga le braccia, apre un sorriso e dice: “Sono sempre io”, uno che cucina con rigore critico, senza presunzione, senza volere meravigliare, perché nella sua cucina tutto si amalgama, gusti, ricordi dell'infanzia, sapori che devono ancora nascere. Se costretto a scegliere fra carne e pesce, sempre di origini locali, in equilibrio con ingredienti “poveri” ma nobili, non ha dubbi privilegiando sempre in ogni preparazione le verdure di stagione, anche celebrandole da sole, perché appartengono alla sua storia personale, alla sua origine contadina lucana. Ogni suo piatto è perfettamente riconoscibile in coerenza con il suo progetto di ricerca gastronomica, in costante evoluzione e continuo, stimolante confronto creativo con i ragazzi in cucina, anche coi nuovi arrivati.
Non c’è differenza di servizio fra le due sale. Mario sostiene che chi va da loro non solo non è obbligato a un menu degustazione o a fare un percorso completo dall’antipasto al dessert: chiunque avrà diritto di ordinare anche un solo piatto.
Il menù di questi primi tempi d’apertura è volutamente “ridotto”, sia per ragioni di “rodaggio” che per continuare a garantire ai clienti preparazioni di giornata. A Scaccomatto sono sempre state piuttosto rare le preparazioni abbattute e messe sottovuoto. La cucina qui fa tesoro anche dei prodotti che offre il giardino-orto: l’uva, dalla quale viene ricavato un verjus con cui condire il pesce crudo, le foglie di fico dalla cui estrazione nasce un burro di fichi per gli spaghettini con la bottarga (che è sempre Mario a preparare, via via che trova l’ovario aprendo pesci di grandi dimensioni), poi le melagrane, i cachi. Tutto concorre a dare un’idea del posto in cui ci si trova.
I prezzi rispetto a prima avranno solo un minimo ritocco, anche questo nel segno della continuità, pur considerando il forte investimento effettuato e gli aumentati costi di gestione. Un esempio? Il menù degustazione in quattro portate più il dolce viene proposto a 55 €.
Non da ultimo viene anche la qualità di vita di chi lavora a Scaccomatto in sala e in cucina. Si sa che il lavoro in un ristorante è logorante, per quello, decidendo di aprire solo la sera dal lunedì al giovedì, a pranzo e cena venerdì e sabato e la domenica solo a pranzo, non effettuando giorni di chiusura, Mario e Simone hanno stabilito che tutti, dalla cucina alla sala, di poter godere di due giorni di riposo ogni settimana. La brigata di cucina è così ben formata da poter fare le veci dello chef anche nelle sue rare assenze.