Il 29 settembre è la Giornata internazionale della consapevolezza delle perdite e degli sprechi alimentari istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare sull'importanza di ridurre lo spreco di cibo lungo la catena di produzione e consumo.
È uno degli obiettivi di sostenibilità previsti dalla famosa Agenda 2030 che, mentre si avvicina la data, si allontana sempre di più dai risultati attesi. Pensiamoci, si parla sempre meno di sostenibilità, dopo aver fatto il pieno di parole ma poco di azioni e intanto il mondo sta scendendo una china pericolosissima.
Prendiamo proprio il tema dello spreco alimentare analizzando il rapporto Waste Watcher 2025. L’Agenda 2030 chiede a tutto il mondo di "dimezzare lo spreco alimentare globale pro capite a livello di vendita al dettaglio e di consumo e ridurre le perdite alimentari lungo le catene di produzione e di approvvigionamento", entro il 2030.
La FAO, invece, ci conferma che, ogni anno, si sprecano nel mondo oltre 1,5 miliardi di tonnellate di cibo – un terzo del cibo prodotto nel mondo – per un valore economico che viene stimato in 1.200 miliardi di dollari.
Di chi è la colpa? Potrebbe importare poco accusare e invece è giusto individuare le cause: in primis le famiglie che rappresentano il 60% dello spreco alimentare globale. Nella civilissima Europa ogni anno si gettano via 59 milioni di tonnellate di cibo, per un valore di 132 miliardi di euro. Ogni cittadino europeo spreca, in media, circa 70 chili di cibo in ambito domestico e 12 chili nei ristoranti.
Alimenti che sono stati acquistati e poi gettati nell’immondizia, con i costi aggiuntivi dello smaltimento. Bisogna veramente essere stupidi, tutti noi, nessuno escluso!
E perché questo avviene? Perché non vogliamo più nemmeno fare la fatica di scrivere una normale lista della spesa!
E questo avviene mentre nel mondo una persona su 11 nel mondo soffre la fame e circa il 28,9% della popolazione mondiale, ovvero 2,33 miliardi di persone, patisce
l’insicurezza alimentare moderata o grave. Ma questo avveniva nel 2023. Da allora la situazione è peggiorata di molto, basta pensare al dramma di Gaza e all’assurda guerra in Ucraina.
Che fare? Vanno bene le Giornate internazionali, almeno per qualche giorno ci si preoccupa ma andrebbero ancor meglio dei corsi obbligatori di educazione civica per le famiglie, per i professionisti del cibo, per i buyers delle catene distributive, per chiunque voglia uscire da questa condizione di stupidità latente che avvolge l’intera società.
Non sei ore al giorno a imbottirsi di reel, video assurdi, social ricolmi di fake-news, ma almeno mezz’ora al giorno per cominciare a saper fare di conto; vedreste quanti soldi risparmiati, quanto tempo risparmiato anche nell’andare a fare la spesa inebetiti, quanti soldi e quanto tempo nuovo da dedicare a cose più interessanti.
Usciamo dai condizionamenti e dalla stupidità, siamo ancora in tempo!!