Faccende grasse a casa nostra
Nella mappa gastronomica dello Stivale troviamo ancora oggi tracce di passate divisioni regionali: se il Nord rimane patria elettiva del burro, al centro e sud Italia è l'olio d'oliva a dominare la scena, ma anche lo strutto è rimasto ingrediente cardine di tantissime specialità nonostante la demonizzazione subita negli anni. Tecnica di cottura, condimento, agente conservante ed elemento imprescindibile per dare struttura e allungo sensoriale ad ogni preparazione in cui è impiegato, il nostro love affair con i grassi è più vivo che mai.
Il presente ci consegna uno scenario decisamente eterogeneo: se alleggerire il carico lipidico è stato il tema ricorrente con cui tradere la tradizione, abbiamo al contempo eliminato lo stigma dei grassi ‘cattivi’, riabilitandoli a partire dal coperto di un menù. Non certo una tradizione nostrana, ma ormai da tempo un cerimoniale consolidato in ogni contesto gastronomico con un minimo di ambizione, la nostra relazione col trigliceride inizia proprio col cestino del pane e le sue nuvole di burro, oli EVO e ogni sorta di grasso animale. Un rito capace di guadagnarsi a volte il titolo di portata all’interno di un menù: nel suo Andreina in quel di Loreto, Errico Recanati ci parla di fumo e fuoco attraverso due percorsi degustazione dove pani e companatici grassi non sono solo preludio ma vero e proprio brano.
Tracklist autorali, giocate spesso sul grasso, anche quelle di Matteo Baronetto: lo chef piemontese, per anni alla guida della cucina de Il Cambio di Torino, ha firmato alcuni dei piatti più interessanti e concettuali del panorama nostrano. Salmone e foie gras è un signature in cui lo chef non sottrae, ma aggiunge grasso su grasso. E se il pensiero gastronomico attorno ai grassi è materia contemporanea, l’idea che la somma di più matrici grasse possa tradursi in godimento sensoriale ci è ben nota. Lo sa bene Philippe Léveillé, che ha raccolto l’eredità culturale del Miramonti L’altro rimanendo fedele all’idea di un linguaggio accessibile a tutti, con una cucina divertente e divertita, e decisamente golosa. Il risotto ai formaggi dolci e funghi, tra i best seller del locale, è un piatto dei primi anni ’50 di Mary Muffolini, storica proprietaria del Miramonti. Un lascito testamentario che chef Levéillé ripropone rispettando fedelmente la ricetta primigenia (dove non si lesina con le addizioni) che trovate qui.