Cerca

Premi INVIO per cercare o ESC per uscire

Trippini

28/02/2024

Trippini

“Il cuoco è il mestiere più bello del mondo” dice Paolo Trippini, alla conduzione, con il fratello Luca, di questo ristorante con un’inaudita vista sul lago di Corbara. Un luogo che è istituzione e riferimento per l’Umbria, e non solo perché giunto al sessantesimo anno di attività bensì perché è l’esempio di una ristorazione che sa mutare in funzione dell’epoca, dei bisogni delle persone e del territorio.

 

La storia, in breve

Il ristorante Trippini è il frutto di tre generazioni. Nel 1964 ne hanno dato i natali i nonni Giulia e Giuseppe, con il nome Da Peppe se pappa. Era il tempo di piatti semplici, abbondanti, e della ricerca di una nuova convivialità fuori dalle mura domestiche. Poi è stato il turno del papà di Paolo e Luca, Adolfo, che ha portato nell’insegna, in modo lungimirante, il nome di famiglia. Non solo: ha introdotto un nuovo stile nel locale e abbracciato una cucina più ricercata e geograficamente aperta, per offrire qualcosa di singolare agli avventori. In molti giungevano da fuori ed avevano il desiderio, e le opportunità economiche, per una ristorazione con un profilo più alto.

Infine, e siamo nel 2006, entrano Paolo, in cucina, e poi Luca, in sala, con un’idea ancora nuova: un luogo in perfetta sinergia con l’ambiente circostante, che sa fondersi all’intimo paesaggio umbro, dando valore alle risorse locali. 

 

Ospitare e cucinare: i mestieri più belli del mondo?

Ma torniamo a quella felice espressione di Paolo, quella citata proprio all’inizio. Felice perché annunciata con entusiasmo e sentimento. 

“La cucina è fatta di tanti piccoli preziosi gesti che si succedono durante la preparazione. Gesti che diventano quotidianità, ma che non sono mai privi di stupore e piacere se si vive questo lavoro con passione. Però, devo dire, la vera soddisfazione arriva soprattutto al momento del servizio: è la presa di coscienza che si possono far stare bene le persone a rendere magico questo mestiere. Quando il ristorante è pieno e le persone sono felici noi siamo soddisfatti e stiamo bene a nostra volta!” confessa mentre si dedica alla preparazione della linea di cucina.

Trippini

Meno per meglio

Non si deve fare poesia, a maggior ragione di questi tempi, sulla ristorazione. Il ristorante è un luogo in cui il benessere deve essere tangibile, ricercato, quasi misurabile. Amodo - la rete dei ristoranti etici, a cui il ristorante Trippini ha aderito spontaneamente, nasce proprio con questa intenzione: fissare in un decalogo di buone pratiche per l’ospitalità. Sono dieci presupposti utili al cliente che deve scegliere come spendere il proprio denaro, e al ristoratore che desidera valorizzare il proprio lavoro, o intende migliorando allineandosi a questi principi.

Paolo Trippini ancor prima dell’adesione alla rete le domande se le è poste e continuerà a farlo. Ci racconta, tra le altre, la scelta di ridurre il numero di coperti. 

“Oggi in sala abbiamo cinque tavoli, non uno di più non uno di meno. Il che vuol dire che ospitiamo dalle 10 alle 14 persone a servizio. La scelta di diminuire il numero di coperti nasce dal desiderio di essere più presenti, più attenti, più curati. Oltretutto questo ci consente di lavorare con maggiore calma e serenità. Il tutto senza inficiare sull’economia del ristorante visto che, a fronte di un servizio più completo, lo scontrino medio si è alzato”.

 

 

 

Il rispetto per quello che c’è stato…e che c’è intorno

Vale la pena, se andate al Trippini, farsi raccontare la storia e gli aneddoti della famiglia e dell’attività: l’entusiasmo con cui lo raccontano esprime la riconoscenza e il rispetto per quanto è stato fatto prima. 

“Mi ricordo di nonna che tirava la pasta e nonno che girava per la sala con il fiasco in mano” dice Paolo. È una cartolina un po’ sbiadita ma da tenersi stretti perché ancora oggi rinvigorisce e fornisce gli stimoli giusti anche quando le piccole incombenze lavorative sopraggiungono. 

 

Quello storico non è l’unico racconto che viene praticato in questo ristorante.

“Abbiamo un rapporto viscerale con il territorio. Intendo dire con il paesaggio, che ci offre questa vista straordinaria sul lago e sui nostri dolci rilievi; ma pure con l’Umbria che crea, coltiva, alleva, o semplicemente concede. Abbiamo un piccolo orto ma lo consideriamo un posticino didattico, che ci aiuta a comprendere totalmente la stagionalità dei prodotti. Ci affidiamo a chi è capace e lo fa di mestiere per gli acquisti! La nostra fornitura di carne proviene soprattutto dalla macelleria di paese, con cui abbiamo una relazione stabile e collaborativa. E poi il pesce, rigorosamente di lago o di fiume, visto che il mare in Umbria non c’è; i funghi, le bacche, gli altri ingredienti del sottobosco che raccogliamo anche di nostro pugno. Insomma l’Umbria, specie quella di prossimità, è la vera protagonista del nostro menu! Tutto questo bisogna raccontarlo” - conclude Paolo. “Senza la giusta narrazione non si riesce a lasciare qualcosa di veramente significativo alle persone. Qualcosa che vada oltre al piatto”. 

Ne siamo convinti anche noi: se non si comunica nel modo giusto è difficile rendere questo bellissimo mestiere anche un mestiere utile alle comunità, ai territori, e capace di tutelare e allungare la storia.

 

Ristorante Trippini
Via Italia, 14
05023 Civitella del Lago (TR)

Tel. 0744 950316

www.paolotrippini.it 

a cura di

Giulia Zampieri

Giornalista, di origini padovane ma di radici mai definite, fa parte del team di sala&cucina sin dalle prime battute. Ama scrivere di territori e persone, oltre che di cucina e vini. Si dedica alle discipline digitali, al viaggio e collabora con alcune guide di settore.
Condividi