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C’è un rito, a Bassano del Grappa, che si nutre di pietre, acqua della Brenta e pazienza: quello del 19 marzo, giorno di San Giuseppe. Una data che per generazioni ha scandito il debutto ufficiale dell’Asparago Bianco di Bassano DOP sulle tavole venete. Quest’anno, però, il silenzio dei campi è stato interrotto da un dibattito che scuote la ristorazione locale: può una produzione di nicchia permettersi di correre contro il tempo?
Alcuni locali hanno infatti iniziato a proporre il "Principe della tavola" già a fine febbraio, scatenando una vera e propria rivolta dei colleghi: 25 ristoratori sul piede di guerra e le dimissioni del presidente della categoria in Confcommercio.
Il nodo del contendere non è solo un fatto di calendario, ma di identità. Da una parte ci sono i difensori della stagionalità pura, convinti che forzare i tempi con serpentine elettriche o acqua calda nel terreno significhi snaturare un prodotto che trae la sua unicità dal suolo alluvionale, ricco di sassi e minerali. Dall'altra, il Consorzio di Tutela, guidato dal presidente Paolo Brotto, ricorda che il disciplinare parla chiaro: “Il periodo di raccolta deve essere compreso tra il 1° marzo e il 15 giugno. Le produzioni in coltura forzata o protetta possono essere raccolte prima della suddetta data e comunque non prima del 1° febbraio previa autorizzazione dell’organismo di controllo”. Per il Consorzio, l'anticipo è un'opportunità di mercato e visibilità, una risposta alle nuove esigenze climatiche che non intacca la qualità organolettica del turione.
Ma cosa rende questo asparago così speciale per uno chef? Non è un ortaggio comune. Parliamo di un’eccellenza con 500 anni di storia e una bassa fibrosità che lo rende tenero in tutta la sua lunghezza. Il sapore dolce-amaro e la consistenza croccante derivano proprio da quel terreno "difficile" che lo obbliga a lottare per crescere, arricchendolo di sali minerali.
Per chi opera nell'accoglienza, l'asparago può essere un asset strategico. La ristorazione bassanese ha costruito intorno a questo prodotto menù degustazione e serate a tema che attirano turisti da tutta Italia. Tuttavia, la polemica sollevata dai cuochi pone una domanda fondamentale: togliere l'attesa significa togliere valore? Se il cliente trova la DOP con troppo anticipo rispetto alla tradizione, l'emozione della primizia rischia di svanire?
Oltre la diatriba, resta la necessità di valorizzare il prodotto nella sua interezza, magari evolvendo la tradizione con accostamenti audaci che ne esaltino la dolcezza naturale. Che sia figlio di una serra tecnologica o del sole di marzo, l’Asparago Bianco di Bassano DOP rimane un vessillo della biodiversità italiana che ogni professionista della sala e della cucina deve saper raccontare con rispetto e spirito critico. Perché servire questo turione non significa solo proporre un contorno, ma portare in tavola cinque secoli di resistenza agricola e il carattere di un suolo che non si arrende.
L’invito a chef e ristoratori è chiaro: torniamo a spiegare ai nostri ospiti che la bellezza di una nicchia sta proprio nei suoi confini e nei suoi tempi. Difendere la DOP, nel rispetto del disciplinare, significa oggi più che mai farsi custodi di un rito che profuma di territorio, di sapienza antica e di futuro. Solo così il 'Principe' potrà continuare a regnare, indiscusso, sulla nostra tavola.
Ilenia Martinotti
Una ricetta con l'Asparago bianco di Bassano DOP