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Bambini al ristorante, dal divieto all’educazione alimentare

10/06/2026

Bambini al ristorante, dal divieto all’educazione alimentare

La Fondazione De Marchi promuove “Buono al Cubo” progetto virtuoso dedicato ai più piccoli

A più riprese torna alla ribalta un tema, quello dei bambini al ristorante. Tuttavia, la motivazione, alla base delle notizie di cronaca, che riguardano questo tema, è il disturbo che viene arrecato agli altri commensali. Anche ultimamente è capitato di leggere di ristoratori che arrivano a vietare l’ingresso dei più piccoli, impedendo, di fatto, alle stesse famiglie, di poter accedere a quel locale pubblico. Parola evidenziata non a caso nel nostro scritto. A parte, infatti, l’opportunità di un’imposizione del genere che, sinceramente, cancellerebbe il nome di quel ristorante dalla lista personale di opzioni per una uscita a pranzo o a cena, non credo che sia possibile impedire l’accesso a chicchessia senza una motivazione grave e reale. 

Anzi, togliamoci subito il dubbio e scriviamo, a chiare lettere, come la pensiamo: il ristorante è un’attività privata, certo, ma aperta al pubblico, dunque,  accessibile a chiunque, nel rispetto delle regole civili e commerciali. Pertanto, impedire, a priori, l’accesso di un minore, è contro la legge. Chiudiamo la parentesi indicando che l’accesso a un locale, ripetiamo, seppur privato, ma aperto al pubblico, è regolato dall’articolo 187 del T.U.L.P.S (Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza). Nessuna discriminazione è consentita.

Tutto ciò premesso, veniamo al punto che ci interessa affrontare. I bambini, ormai, sono entrati al ristorante, magari a tavola ci stanno poco, perché si annoiano, forse disturbano, ma ce ne faremo una ragione. Io stesso vissi, con la figlia di amici, una situazione surreale con la bimba, di poco più di 4 anni, che, pur di ottenere ciò che voleva, si rotolava, urlando come un’ossessa, in mezzo alla sala. In quel caso se i gestori avessero chiamato le forze dell’ordine credo che avrei capito. Si scherza.

 

Il problema, però, è un altro, ma condiziona anche il tema del disturbo, infatti, se siamo in grado di soddisfare il piccolo commensale e gratificare i suoi genitori, otteniamo due risultati: la calma e la salute.

Attenzione, però, quello che il menu di un ristorante propone, anche ai più giovani, può diventare veramente discriminante, ma in senso positivo, alimentando un circolo virtuoso che porterà sempre più clienti a quei tavoli.

Stiamo parlando di un nuovo modo di affrontare l’alimentazione dei più piccoli, che non può essere relegata alla competenza delle famiglie o delle mense scolastiche, ma può, e noi sottolineiamo, deve essere parte dell’offerta di un ristorante commerciale.
A questo argomento si sta applicando, con intelligenza e con le giuste competenze, messe al servizio dei ristoratori, la Fondazione De Marchi, nota per l’impegno profuso, da decenni, per alleviare le sofferenze di bambini e delle loro famiglie, ospiti della pediatria del Policlinico di Milano.

Il progetto si chiama “Buono al Cubo”. La proposta consiste nel promuovere una rete di ristoranti che adottino e valorizzino menu sani e bilanciati per l’infanzia, lavorando, insieme, ristoratori e nutrizionisti, per un cambiamento culturale nell’offerta gastronomica rivolta ai più piccoli, basata sulle più recenti evidenze scientifiche. Quindi, non più pizza con le patatine o altri piatti ipercalorici per togliersi il problema, ma lo studio di ricettazioni che contribuiscano a una sana alimentazione, prevenendo patologie legate a una pessima educazione alimentare. Basterebbe poco a convincersi, visto che l’Italia sta salendo velocemente la classifica dell’obesità infantile, con tutte le conseguenze che si possono immaginare, non solo in tenera età, ma nel corso di tutta la nostra vita.

La Fondazione De Marchi intende sensibilizzare gli operatori della ristorazione attraverso la collaborazione con le categorie più importanti del settore.

L’iniziativa, peraltro, è un tassello importante per la promozione degli stessi locali che aderiranno. Infatti, oltre a contribuire alla sensibilizzazione delle famiglie su di una buona educazione alimentare, anche fuori casa, sarà compito della Fondazione promuovere la rete dei ristoranti presso le famiglie. Queste, una volta provato e apprezzato il modello, con convinzione, saranno portate a scegliere quei locali, pubblici, che, non solo accoglieranno i bambini, ma saranno complici del momento educativo e del benessere dei loro figli.

 

a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
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