Tutto ciò premesso, veniamo al punto che ci interessa affrontare. I bambini, ormai, sono entrati al ristorante, magari a tavola ci stanno poco, perché si annoiano, forse disturbano, ma ce ne faremo una ragione. Io stesso vissi, con la figlia di amici, una situazione surreale con la bimba, di poco più di 4 anni, che, pur di ottenere ciò che voleva, si rotolava, urlando come un’ossessa, in mezzo alla sala. In quel caso se i gestori avessero chiamato le forze dell’ordine credo che avrei capito. Si scherza.
Il problema, però, è un altro, ma condiziona anche il tema del disturbo, infatti, se siamo in grado di soddisfare il piccolo commensale e gratificare i suoi genitori, otteniamo due risultati: la calma e la salute.
Attenzione, però, quello che il menu di un ristorante propone, anche ai più giovani, può diventare veramente discriminante, ma in senso positivo, alimentando un circolo virtuoso che porterà sempre più clienti a quei tavoli.
Stiamo parlando di un nuovo modo di affrontare l’alimentazione dei più piccoli, che non può essere relegata alla competenza delle famiglie o delle mense scolastiche, ma può, e noi sottolineiamo, deve essere parte dell’offerta di un ristorante commerciale.
A questo argomento si sta applicando, con intelligenza e con le giuste competenze, messe al servizio dei ristoratori, la Fondazione De Marchi, nota per l’impegno profuso, da decenni, per alleviare le sofferenze di bambini e delle loro famiglie, ospiti della pediatria del Policlinico di Milano.