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Biologico? Sì, ma sostenibile e tecnologico

10/09/2014

Biologico? Sì, ma sostenibile e tecnologico
Meglio eliminare subito ogni possibile equivoco: biologico non è sinonimo di sostenibile. Perché un conto è produrre alimenti organici, tutt’altra faccenda farli arrivare sugli scaffali o ai luoghi di somministrazione in modo sostenibile. Dopo il loro raccolto, infatti, ci sono la conservazione, anche per lunghi periodi, in celle frigorifere, e il percorso, spesso tutt’altro che breve, per portarli a destinazione.
Si fa sempre più pressante, dunque, la necessità di creare una filiera integrata, che miri a ridurre l’impatto ambientale di ogni suo anello: non solo della produzione, ma anche della trasformazione, conservazione e logistica. Ed è proprio questo l’obiettivo del World Food research and innovation Forum, il progetto con cui la Regione Emilia-Romagna si presenterà a Expo 2015, affiancata da Aster, Consorzio regionale per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, le università, il sistema fieristico regionale e le associazioni imprenditoriali, e con il patrocino del Governo Italiano (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e Ministero dello sviluppo economico).
Il suo intento primario? Realizzare, attraverso un percorso biennale di eventi (2014-2016), un think tank internazionale dedicato alla ricerca e alle policy per la sostenibilità, la sicurezza e la qualità in campo agroalimentare, a sostegno della competitività delle imprese e delle filiere produttive.
Il tema ha trovato un suo spazio anche tra i padiglioni del recente Sana di Bologna, dove è stato affrontato dal viceministro per le politiche agricole Andrea Olivero e da esperti internazionali del calibro di Gebisa Ejeta. Proprio lo scienziato specializzato nei temi della sostenibilità delle produzioni alimentari ha sottolineato come al fatidico appuntamento del 2050 si presenterà una popolazione mondiale di 9 miliardi di individui, con una conseguente crescita del fabbisogno alimentare e una maggiore richiesta di risorse idriche e di suolo per le coltivazioni, in concorrenza con quelle destinate alla produzione di cibo per gli animali. Se a tutto questo si aggiunge poi il trasporto di carni e prodotti agricoli ai luoghi di consumo, si comprende bene come la sostenibilità del sistema sia severamente messa in discussione.
In un futuro che dovrebbe iniziare oggi, dunque, non si potrà più prescindere da una radicale riorganizzazione, che preveda spostamenti più ridotti per gli alimenti, in modo da limitare traffico e inquinanti immessi in atmosfera. Senza trascurare un aspetto non secondario: il consumo di frutta e ortaggi di stagione, evitando così la loro conservazione in celle frigorifere, a tutto vantaggio della propria nutrizione e del risparmio energetico.
Come ha concluso il viceministro Andrea Olivero, quindi, in quell’occasione di riflessione che sarà Expo 2015, sarà bene interrogarsi non solo su come alimentare il pianeta ma come farlo nel modo più sostenibile.

Mariangela Molinari
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