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Bruno Gambacorta, 27 anni di TG2 - Eat Parade

22/01/2026

Bruno Gambacorta, 27 anni di TG2 - Eat Parade

Ha ideato la prima innovativa rubrica televisiva di informazione giornalistica eno-gastronomica: 1.350 puntate circa 6.000 servizi in 27 anni

Ha creato la rubrica enogastronomica "Eat Parade" per il TG2 nel 1998, Bruno Gambacorta, portando per la prima volta questi temi in un telegiornale con un approccio innovativo narrando con occhi nuovi città, paesi e territori visitati percorrendo ogni angolo del nostro Paese, quasi accompagnando milioni di spettatori in quei luoghi, dai campi alle cucine, alla scoperta della cultura enogastronomica connessa alle radici culturali di un’Italia spesso periferica ma nient’affatto marginale, coi suoi mille campanili e altrettante tradizioni e ricchezze alimentari.

Si contavano allora solo due precedenti illustri, ma si trattava di programmi, non di rubriche settimanali del TG: “Viaggio nella valle del Po”, di Mario Soldati (primo reportage enogastronomico trasmesso a puntate nel 1957 per la RAI monocanale in bianco e nero, bellissimo da rivedere ancor’oggi) e “A tavola alle 7”, con Luigi Veronelli, Ave Ninchi e Aldo Fabrizi, progenitore di tutti i programmi di cucina in tv, andato in onda dal 1974 al 1976, con ricette, gare culinarie e ospiti di prestigio.

Per 27 anni Gambacorta ha curato con passione “Eat Parade”, che apparentemente è rimasto invariato nel tempo, fino alla sua recente andata in pensione dopo circa mille trecentocinquanta puntate con quattro servizi a puntata, quindi circa seimila servizi su argomenti e luoghi da perderne il conto. Questa rimane una delle più longeve rubriche di informazione giornalistica della TV italiana, sempre al vertice degli ascolti della Rete 2 il venerdì, la cui vita continua oggi in altra foggia, affidata ad altre mani. 

La vicenda professionale di Gambacorta è un misto di determinazione e predestinazione. Dopo la maturità nella sua città natale, Napoli, si iscrive a medicina. Arrivato al quarto anno, in regola con gli esami, decide di partecipare a un concorso per una borsa di studio giornalistica in due versioni, una per la carta stampata l’altra per la Rai. Appassionato lettore di giornali è attratto per curiosità dalla professione giornalistica. Partecipa al concorso per due anni di seguito, al secondo tentativo viene chiamato per la selezione Rai. Quando alcune migliaia di candidati si riducono a 300 lui supera l’esame e viene scelto tra i primi 30. Il corso della durata di un anno ha inizio alla fine del 1981 con breve periodo di lezioni teoriche e incontri con noti giornalisti per poi trascorrere undici mesi nelle redazioni. Ancora oggi ricorda che il primo giorno di corso si aprì con un viatico tutt’altro che confortante: “Sappiate che questo corso è stato fatto per volontà del sindacato ma la Rai non vi assumerà mai, quindi, se vi capitano altre occasioni prendetele al volo!”.

Il nostro non si fa prendere dallo sconforto e completa brillantemente il corso, poi si laurea in Medicina e Chirurgia presso Università degli Studi di Napoli Federico II nel 1983 con 110 e lode ma decide di iscriversi all’Ordine dei Giornalisti invece che all’Ordine dei Medici. E aveva visto giusto perché, dopo avere scelto di trasferirsi a Milano iniziando una collaborazione con Il Giornale di Bergamo e diversi periodici su tematiche medico farmaceutiche, viene assunto alla sede regionale della Rai a Milano dove per nove anni si occupa di cronaca e di spettacolo, curando due rubriche. 

Bruno Gambacorta in redazioneBruno Gambacorta in redazione
con Kevin Costner nel 1994con Kevin Costner nel 1994

Poi, Luciano Onder, giornalista e divulgatore scientifico del TG2, affianca “TG2 Salute” alla preesistente rubrica quotidiana su salute, alimentazione e scienza “Medicina 33” e chiama Gambacorta a Roma nel 1995 affiancandogli il dietologo professor Giorgio Calabrese. I due, in ottima sintonia, cominciano a rivoluzionare l’impostazione della trasmissione affrontando l’alimentazione, i prodotti, le cucine regionali e quelle etniche in ottica nutrizionale con un successo immediato di ascolti. 

Quando si libera uno spazio per una nuova rubrica lui propone al direttore della testata di aggiungere al discorso nutrizionale quello enogastronomico, mai affrontato prima da un TG nazionale.
Detto fatto, il direttore aveva già in mente un titolo, così nel 1998 nasce “TG2 Eat Parade”, rubrica settimanale che diventa fin da subito un punto di riferimento per l'informazione gastronomica in TV. 
Per la sigla i consulenti musicali azzeccano l’incalzante riff di "(I Can't Get No) Satisfaction" creato da Keith Richards coi Rolling Stones, mentre un’animazione partiva da un jukebox con un disco che da nero diventava bianco per trasformarsi in un piatto. Dopo qualche mese di rodaggio la prima puntata all’ora di pranzo fa quasi 4 milioni di spettatori, un successo clamoroso! La varietà di contenuti è ampia e aperta. Si poteva passare dai formaggi del Nord Italia ai salumi del Centro ai dolci della Sicilia, attraverso le produzioni alimentari artigianali tipiche, viticoltura inclusa, e la cucina di ogni regione, sempre con una sensibile attenzione a nicchie di mercato via via affermatesi in conseguenza a scelte alimentari e di vita (vegetarianesimo e veganesimo) o legate a determinate patologie come l’insufficienza renale e la celiachia. Tre i punti di riferimento cardine: prodotto, territorio, personaggio che fosse un testimonial credibile e rappresentativo dei primi due punti, inaugurando un filone che poi ha avuto soltanto un paio di emulazioni in altre testate consentendo alla rubrica di continuare nel suo percorso originale.

Frame della sigla di Eat ParadeFrame della sigla di Eat Parade

Eat Parade è sempre rimasta fedele all’essere una rubrica di informazione enogastronomica all’interno del Tg2, nulla a che vedere quindi con i format di successo come MasterChef, La prova del cuoco, Quattro Ristoranti, Cucine da incubo, e programmi dedicati all’arte bianca e alla pasticceria, proliferati in anni relativamente recenti di pari passo con la mediatizzazione della figura dello chef.

Gambacorta introduce anche una sezione con le segnalazioni di libri di cucina, ricettari e pubblicazioni legate a ogni aspetto del mondo dell’alimentazione, che ottiene fin da subito l’attenzione degli spettatori.

Sceglie fin da subito di non comparire se non commentando fuori campo per lasciare tutto lo spazio della trasmissione ai servizi.  Altra sua scelta editoriale quella di coinvolgere personaggi come Fabio Picchi, grande cuoco e comunicatore scomparso nel 2022, con il quale registrava servizi tematici nel suo ristorante Cibrèo a Firenze, ed erano così in sintonia che ogni volta, in mezza giornata, riuscivano a registrare anche sette o otto servizi.

Sono stati anni intensi, di attività frenetica perché oltre alle trasferte per registrare i servizi continuava ogni giorno l’attività redazionale al Tg2. Per vent’anni i servizi sono stati montati regolarmente all’interno del Tg, fino a quando la Rai non ha fatto la scelta di usare gli appalti, non solo per le troupe ma anche per il montaggio.

Nel 2011 Gambacorta dà alle stampe un libro “EAT PARADE. Alla scoperta di personaggi, storie, prodotti e ricette fuori dal comune” (foto di copertina di questo articolo) per le Edizioni Rai Eri – Vallardi, dove trovano spazio i racconti di persone che lo hanno particolarmente colpito, la cui esperienza meritava maggiore spazio rispetto ai vincoli di un servizio televisivo.

 

Bruno Gambacorta con Alberto Bettini, trattoria Amerigo 1934. Servizio sulla cucina bologneseBruno Gambacorta con Alberto Bettini, trattoria Amerigo 1934. Servizio sulla cucina bolognese
Con l’andata in pensione, Bruno Gambacorta può dedicarsi a due grandi passioni mai messe in secondo ordine: i viaggi in Italia nel mondo e la fotografia con bei reportage che pubblica regolarmente sulle sue pagine Facebook @Bruno Brugam Gambacorta e @Eat Parade - Il libro e sul profilo Instagram @brugam.
a cura di

Bruno Damini

Giornalista scrittore, amante della cucina praticata, predilige frequentare i ristoranti dalla parte delle cucine e agli inviti nei salotti preferisce quelli nelle cantine. Da quando ha fatto il baciamano a Jeanne Moreau ha ricordi sfocati di tutto il resto.

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