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Buoni pasto: aumentare il valore esentasse fa crescere il Pil

12/09/2014

Buoni pasto: aumentare il valore esentasse fa crescere il Pil
Sono oltre 2,5 milioni i lavoratori che usufruiscono regolarmente di buono pasto (detti anche ticket) e, sempre più spesso, i contratti di lavoro lo prendono in considerazione come elemento imprescindibile dell’organizzazione del lavoro e nei rapporti tra datore e lavoratore. Il giro di affari annuale diretto si attesta attualmente a 2,7 miliardi.
I buoni pasto non sono più, come alle origini, una semplice modalità per assicurare al lavoratore un’adeguata pausa pranzo nell’ambito della sua giornata lavorativa, ma sono un vero e proprio strumento di politica economica e sociale.
Come “servizio sostitutivo di mensa” il ticket è esentasse fino a un valore di 5,29 euro per singolo buono (valore fissato nel 1998 e da allora rimasto immutato). Aumentare il valore di deducibilità fiscale del ticket avrebbe ripercussioni positive immediate sul prodotto interno lordo, sul valore aggiunto e sul gettito fiscale, ogni euro aggiuntivo di deducibilità fiscale del buono pasto genererebbe un aumento dello 0,1% di Pil, un incremento di valore aggiunto da 0,75 a 1,35 miliardi di euro, mentre il gettito aggiuntivo netto di entrate fiscali potrebbe arrivare fino a 330 milioni di euro. È il dato principale che è emerso dal convegno “Aumentare i buoni pasto per aumentare i consumi” organizzato a Roma da Anseb, Fipe, Confcommercio, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Adoc, Federconsumantori, Movimento Consumatori, Cgil, Cisl e Uil; in pratica l’Associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto e le sigle delle aziende del commercio, delle associazioni consumatori e dei sindacati lavoratori. Tali effetti positivi potrebbero subire ulteriori amplificazioni se, oltre al valore esentasse, il sistema del buono pasto venisse applicato a tutti i lavoratori aventi potenzialmente diritto. Infatti se è vero che sono tanti quelli che ne usufruiscono, è altrettanto vero che sono tantissimi i lavoratori che non ne usufruiscono e che tuttavia avrebbero diritto anche essi a goderne; insomma la possibilità che possano fruirne tutti i lavoratori che ne hanno potenzialmente diritto è ben lungi dal realizzarsi.
“Bisogna riflettere - hanno detto gli organizzatori -  su quali politiche, contrattuali e di welfare, e con quale intreccio con le politiche fiscali, sia possibile operare per sostenere il reddito e le condizioni di vita del mondo del lavoro”.

Monica Menna

 

 
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