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Ca’ Barambon: un nuovo presidio sull’Appennino reggiano

16/04/2026

Ca’ Barambon: un nuovo presidio sull’Appennino reggiano

Il nuovo progetto di Alessandro Belli ed Elisa Magliari tra lentezza, etica e territorio

Costruire identità e creare valore, anche e soprattutto culturale, richiede dedizione, tempo e sensibilità. Alessandro Belli ed Elisa Magliari hanno saputo riscrivere il significato della parola “pub”, anche grazie alla non ordinaria capacità di osservare il territorio, scegliendo il meglio dell’Appenino reggiano per portarlo in tavola. Sedici anni di crescita e riconoscimenti, tanto è stata lunga l’avventura che li ha visti dietro il bancone de L’Arrogant Pub, tra i locali dello Stivale più interessanti per proposta gastronomica e selezione liquida. Lo scorso anno la decisione di cedere le quote del locale ai collaboratori storici, per iniziare ad assecondare un bisogno diverso, quello di scandire il tempo con un diverso passo: “Siamo davvero felici? Cosa ci manca?” La risposta li ha portati a trenta minuti dalla città, tra i boschi di Monchio, nella frazione di Vezzano sul Crostolo, dove il 10 aprile 2026 si sono ufficialmente accesi i fuochi a Ca’ Barambon.

Alessandro Belli, Elisa Migliari e l’Arrogant Pub a Reggio Emilia

Rispettivamente classe ’79 e ’80, entrambi di Reggio, muovono i primi passi nella ristorazione da giovanissimi. Le strade si incrociano in un corso per sommelier, il momento segna la nascita di un sodalizio che li avrebbe portati a costruire quello che a tutti gli effetti è considerato un tempio del buon bere e non solo. L’Arrogant è diventato - il locale è più attivo che mai- un vessillo capace di comunicare con un fervore singolare la birra artigianale, in particolare il mondo delle fermentazioni spontanee. Altrettanto singolare è stata la capacità di Alessandro, per tutti Alle, di comunicare questo mondo ad un pubblico trasversale, portando il locale anche al centro di un dibattito gastronomico. Lo testimoniano i riconoscimenti ma soprattutto le persone che si sono avvicendate davanti al bancone de l’Arrogant in questi anni. Un contesto vivace e culturalmente stimolante che evidentemente non bastava più, o meglio, voleva essere vissuto in modo diverso. 

Alessandro ed Elisa Alessandro ed Elisa

La cascina: il buen retiro che fa accoglienza

Il cascinale è uno luogo immerso nel verde, frutto di una sapiente opera di ristrutturazione durata due anni. Lo spazio esterno ospita un’area attrezzata con un forno a legna, una postazione BBQ e un paio di zone terrazzate da sfruttare con la bella stagione, circa una trentina di coperti in estate utilizzando l’area esterna, massimo quattordici invece all’interno dell’abitazione. Qui non si arriva inciampandoci casualmente, inerpicarsi su stradine sterrate (meglio non salire qui con auto in assetto sportivo) è una scelta, lo è altrettanto approcciarsi con la giusta disposizione d’animo e palato per godersi l’esperienza secondo lo stile della casa. 

Alessandro non nasconde che inizialmente la cascina doveva essere solo un approdo tranquillo per il fine settimana, l’idea di fare accoglienza proponendo un modello ristorativo diverso è arrivata con il tempo, quello necessario a darsi risposte, tracciando direzioni coerenti con un sentire che negli anni era evidentemente mutato. Ridimensionarsi per tornare a dare valore al tempo, che qui diventa lento, anche e soprattutto nel rapporto con l’avventore. Non cambiano solo ritmi e numeri, ma anche modi e gesti: le relazioni con i contadini e gli artigiani dell’Appennino sono il companatico che alimenta il senso stesso di un progetto che vuole essere soprattutto presidio di un territorio, che qui viene valorizzato in ogni dettaglio. Qui tutto, dai mobili alle ceramiche, proviene da realtà locali. 

Cà Barambon esterniCà Barambon esterni
Il tavolo convivialeIl tavolo conviviale
Alessandro in cantinaAlessandro in cantina

Prodotti di prossimità e fermentazioni: la proposta di Cà Barambon

"Io chiamo il contadino e metto in tavola quello che ha in quel momento", la frase ben sintetizza la filosofia alla base dell’offerta. Una proposta gastronomica mutevole, dettata per lo più dalle disponibilità del momento e declinata in una decina di piatti alla carta che raccontano il territorio attraverso la tradizione ma non solo. Paste all’uovo, salumi, formaggi a latte crudo e carni saranno un elemento centrale, Alessandro continua a lavorare animali interi prediligendo filiere etiche e animali a fine carriera. Ma Ca’ Barambon sarà anche laboratorio di sperimentazione dove autoprodurre conserve e prodotti fermentati: garum, miso e latto-fermentati, preparati anche grazie al contributo di Davide Belli, fratello di Alessandro e mente dietro Kekoji, interessante progetto di prodotti fermentati pensati per la gastronomia contemporanea. 

Completa l’offerta la carta vini e birre, una lista snella di artigiani selezionati in anni di ginnastica da bancone: vini “naturali” e birre per lo più a fermentazione spontanea e mista con numerose incursioni esterofile, unica licenza di un progetto che vuole essere soprattutto un megafono per le micro-realtà virtuose del territorio. Aperto dal venerdì sera al lunedì a pranzo (il pranzo per gli addetti ai lavori), Ca’ Barambon è un invito alla lentezza, un luogo per alimentare un pensiero critico sulla relazione- mai come oggi compromessa- tra uomo, territorio e risorsa alimentare.



Ca' Barambon
Via Carri, 9
Vezzano sul Crostolo 42030

a cura di

Stefania Pompele

Tecnico per il processo agroalimentare, un po' di corsi sull'assaggio del vino e una specializzazione in analisi sensoriale. Si occupa di formazione e consulenza, le piace scrivere di cibo e sensorialità. 
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