C’è un profumo che sa di domenica, di case di campagna, di mani impastate e pentole sul fuoco. È quello dei capunsei, gli gnocchetti di pane che nelle colline moreniche non sono solo un piatto: sono un simbolo. Di appartenenza, di famiglia, di resistenza silenziosa alle mode e al tempo.
Chi attraversa l’Alto Mantovano – da Cereta a Solferino, da Cavriana a Monzambano – potrebbe pensare di trovarsi davanti a una pietanza come tante. Ma si sbaglia. Qui, ordinare capunsei è un atto culturale. E, a tratti, diplomatico.
Cereta e Solferino il derby dei capunsei
“Mi raccomando, scrivilo: sono nati a Cereta. Punto.” Parola di mamma ceretese.
Cereta li rivendica con fierezza, tirando in ballo antichi soldati austriaci che – in un gesto di bontà o di strategia seduttiva – avrebbero confidato la ricetta alle donne del posto. Solferino, dal canto suo, rilancia con una variante dolce, impreziosita da amaretti, eredi delle antiche mandorle amare usate quando il lusso era un sogno. A Solferino i capunsei sono De.Co. e hanno persino una confraternita che, con l’aiuto del Presidente Giasone e di tanti bravi volontari, li protegge come reliquie di un culto identitario.
Sante Bardini: alla ricerca delle origini dei capunsei.
Per cercare una risposta definitiva sull’origine del piatto, lo storico e gastronomo Sante Bardini ha indossato i panni dell’investigatore. Ha interrogato nonne, letto vocabolari dialettali, consultato libri di cucina medievale e si è immerso in racconti popolari tanto affascinanti quanto contraddittori.
La verità? Forse non esiste. O forse è diffusa, condivisa, disseminata come le briciole di pane da cui tutto è nato. Ma Sante ci regala una certezza: il termine capunsèl, secondo lui e altri studiosi, ha a che fare con il “capone”, ma non quello piumato che faceva bella figura nei pranzi dei signori. No, qui si tratta del ripieno. Quello che le donne povere preparavano quando il cappone non c’era. Perché, come si dice da queste parti, “se non puoi permetterti il cappone, accontentati del ripieno. Lo chiamerai piccolo cappone, capunsèl”.