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Cibo buono per tutti

17/07/2026

Cibo buono per tutti

Da Milano l’idea di istituire mense diffuse a prezzi calmierati

Quando ricevetti l’invito a un convegno intitolato “Le Barricate a tavola”, sottotitolo “l’opzione comunale contro il carovita” organizzato dall’Associazione Barricata (di qui l’azzeccato gioco di parole), presso il Circolo Caldara di Milano, apprezzato pensatoio politico molto attivo in città, pensai all’ennesima utopia degli idealisti come me, i quali amano lanciare il sasso, tanti sassi, sperando che l’onda concentrica non si fermi mai e produca buoni risultati.

Notai, appena arrivato al convegno, due situazioni. Una positiva, ovvero l’autorevolezza dei relatori invitati a discutere la proposta; l'altra negativa, vale a dire l’assenza di quelli che definirei convitati di pietra.

La proposta messa sul tavolo è apparentemente banale, ma, a nostro avviso, dirompente: il Comune, in questo caso Milano, potrebbe attivare una serie di tavole calde, più genericamente luoghi di somministrazione, diffusi, almeno all’inizio, uno in ciascuno dei nove Municipi, per garantire un pasto, a prezzi inferiori a quelli di mercato, accessibili a tutti i cittadini.

L’assunto da cui parte la riflessione degli studiosi di Barricata è semplice: la città sta diventando sempre più cara, il problema della casa non è più il solo.
Una vergognosa speculazione edilizia obbliga le famiglie, di quella che consideriamo fascia media, a pagare mutui o affitti non più commisurati alle entrate e le famiglie degli studenti, che scelgono le università milanesi, a sopportare affitti di quasi 1000 euro per un letto e un bagno in comune. Inevitabile che, anche in conseguenza a ciò, stiano venendo a mancare i soldi per mangiare. 

I dati di una ricerca, svolta da Numbeo, mostrano, infatti, che, ormai, mangiare a Milano è diventata un'impresa sempre più difficile. A fronte di una spesa media di 370 euro, la cifra necessaria per soddisfare il fabbisogno calorico giornaliero è di 300 euro per un adulto e 200 per un bambino. Facile capire che il modello di famiglia monoreddito sia praticamente impraticabile. Ciò, insieme al costo della casa, è alla base della scelta di numerose famiglie di lasciare la città, più di quattrocentomila persone dopo il 2020.

 

La premessa è propedeutica a comprendere l’importanza e l’urgenza di prendere in considerazione la proposta di mense diffuse che sopperiscano al bisogno primario di alimentarsi con dignità. In questo ambito il Pubblico ha una funzione fondamentale: calmierare. Con ciò intendendosi un’azione che punti al prezzo giusto e spinga il privato, grazie a una concorrenza dissuasiva  a moderare la propria offerta ben al di sotto della soglia di sopportabilità.

 

Al dibattito, condotto da Giacomo D’Alfonso di Barricata, hanno partecipato due parlamentari: Maria Chiara Gadda e Bruno Tabacci, il segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitana Luca Stanzione e Maria Grazia Guida, degli Amici Casa della Carità. 

Hanno, invece, declinato l’invito i rappresentanti delle due partecipate che sarebbero coinvolte a pieno titolo nel progetto: Sogemi, società dei Mercati Generali e Milano Ristorazione, società che gestisce le mense scolastiche e quelle di alcune RSA.

Evidente il disappunto degli organizzatori e dei relatori i cui interventi, tutti fortemente a favore, sono stati condensati, in conclusione, in tre frasi: 


“È una questione di volontà politica.” 

“Si può fare domani mattina.”

“Da che parte stiamo?”

Attenzione, come ha evidenziato Luca Stazione, non si sta parlando solo di povertà, la proposta riguarderebbe tutti, perché il problema è il reddito reale al quale si deve restituire margine.

Maria Chiara Gadda ha inquadrato la questione dal punto di vista anche urbanistico, sottolineando come gli spazi pubblici possano diventare multifunzionali e aperti. Maria Grazia Guida ha allargato lo sguardo a un altro aspetto importante, la solitudine, che nelle mense diffuse, grazie alle relazioni che, spontaneamente, si instaurerebbero, contribuirebbero a combattere.

 

Rimandando, dunque, a un eventuale successivo incontro, in cui potersi confrontare con l’amministrazione, e capire come assolvere alle tre affermazioni, concludiamo con il pensiero dell’onorevole Tabacci che, con piglio battagliero, ha sottolineato come la proposta sia semplice, i numeri ci siano, gli strumenti anche, quindi, Sogemi e Milano Ristorazione possono essere indirizzate a produrre pasti a prezzi accessibili, basta volerlo. Anche le aree dismesse, per ospitare le mense, ci sono, basterebbe non cederle ai grandi fondi. Un modo elegante per chiamare alle proprie responsabilità l’amministrazione pubblica.

 

Naturalmente, se il pubblico può farlo, anche il privato, intendendosi la ristorazione commerciale, può contribuire sia partecipando attivamente al progetto, sia attraverso forme di convenzione. 

Seguiremo con attenzione i prossimi passi di quella che sembra una visione, ma, in fondo se vogliamo ricordare le parole di Carlin Petrini che sosteneva come mangiare fosse un atto politico, proprio per questo, ha il merito di farci guardare in profondità ai problemi concreti delle persone, quello che deve fare la Politica, con la P maiuscola.

a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
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