Attenzione, come ha evidenziato Luca Stazione, non si sta parlando solo di povertà, la proposta riguarderebbe tutti, perché il problema è il reddito reale al quale si deve restituire margine.
Maria Chiara Gadda ha inquadrato la questione dal punto di vista anche urbanistico, sottolineando come gli spazi pubblici possano diventare multifunzionali e aperti. Maria Grazia Guida ha allargato lo sguardo a un altro aspetto importante, la solitudine, che nelle mense diffuse, grazie alle relazioni che, spontaneamente, si instaurerebbero, contribuirebbero a combattere.
Rimandando, dunque, a un eventuale successivo incontro, in cui potersi confrontare con l’amministrazione, e capire come assolvere alle tre affermazioni, concludiamo con il pensiero dell’onorevole Tabacci che, con piglio battagliero, ha sottolineato come la proposta sia semplice, i numeri ci siano, gli strumenti anche, quindi, Sogemi e Milano Ristorazione possono essere indirizzate a produrre pasti a prezzi accessibili, basta volerlo. Anche le aree dismesse, per ospitare le mense, ci sono, basterebbe non cederle ai grandi fondi. Un modo elegante per chiamare alle proprie responsabilità l’amministrazione pubblica.
Naturalmente, se il pubblico può farlo, anche il privato, intendendosi la ristorazione commerciale, può contribuire sia partecipando attivamente al progetto, sia attraverso forme di convenzione.
Seguiremo con attenzione i prossimi passi di quella che sembra una visione, ma, in fondo se vogliamo ricordare le parole di Carlin Petrini che sosteneva come mangiare fosse un atto politico, proprio per questo, ha il merito di farci guardare in profondità ai problemi concreti delle persone, quello che deve fare la Politica, con la P maiuscola.