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Cir Food indaga gli stili alimentari di oggi (e domani)

23/09/2015

Cir Food indaga gli stili alimentari di oggi (e domani)
In base ai dati forniti dal suo Osservatorio, nella ristorazione pubblica, settore in cui CIR food prepara ogni giorno 300mila pasti, oltre il 17% dei menu serviti è rappresentato dalle diete speciali, pensate per quanti soffrono di intolleranze alimentari, per i vegetariani o per chi segue specifici dettami religiosi. A questa percentuale si aggiunge, poi, la richiesta di prodotti biologici: circa il 20% nella ristorazione collettiva e oltre il 60% in quella scolastica, dove un ingrediente su due è a marchio tutelato Bio, Dop o Igp.
Proprio da questi numeri, che attestano quanto anche nelle mense pubbliche ci si ritrovi a fare i conti con una concezione sempre più frammentata del cibo, ha preso il via la tavola rotonda promossa nei giorni scorsi dalla Cooperativa Italiana di Ristorazione all’interno di Expo, dal titolo “Nutrire il futuro. Stili di vita alimentari e contenuti nutrizionali”.
Tre gli imperativi proposti: ritorno alle origini, grazie alla rivalutazione della nostra tradizione alimentare, lotta contro gli sprechi, che nelle mense pubbliche si concretizza nel recupero dei pasti avanzati, ripensamento delle abitudini alimentari per ritrovare il piacere di mangiare, mentre oggi due italiani su tre sono diffidenti nei confronti del cibo. “Serve un cambio di rotta nel panorama alimentare – sostiene Giuliano Gallini, direttore commerciale e marketing di CIR food –. Basta trovare il giusto mix tra qualità e sostenibilità. Per far questo proponiamo un cibo né fast né slow, ispirato alla cultura italiana dell’alimentazione”.
Incrociando stili di vita, contenuti nutrizionali e consumi alimentari, secondo Andrea Segrè, professore agronomo ed economista dell’Università di Bologna, una è, in particolare, la risposta valida e il possibile punto di riferimento per il futuro: la dieta mediterranea. A tal proposito, l’accademica e antropologa Elisabetta Moro ha messo in luce come il Centro Studi di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea abbia posto alla base della famosa piramide alimentare anche una serie di comportamenti auspicabili: la convivialità, il valore della tradizione, oggi minacciata dall’ipersalutismo, il cucinare insieme, una corretta attività fisica, la stagionalità (che porta a una riduzione dell’uso di conservanti e pesticidi), l’insegnamento della cultura del cibo e lo spreco zero. Lucio Lucchin, past-president dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica ADI, ha sottolineato l’elevata percentuale (il 30% degli ingressi in ospedale) di malnutriti per difetto, notando che il 75% dei cibi che mettiamo nel piatto è gestito da 10 multinazionali. Si rivela fondamentale, dunque, per essere certi che ciò che mangiamo sia davvero nutriente, conoscere la composizione dei cibi.
Al di là di questo, però, l’antropologo Marino Niola ha osservato l’esistenza nella società di oggi di vere e proprie tribù alimentari che, spesso incapaci di comunicare tra loro, demonizzano o esaltano, ciascuna, particolari alimenti. Anche se, alla fine, nota la food blogger Paola Sucato, sono i cibi della tradizione, i sapori delle ‘ricette di casa’, ad avere l’ultima parola.
In un momento in cui il cibo è costantemente sotto i riflettori e in cui gli chef sono assurti al rango di sacerdoti, una cosa è certa: in fatto di alimentazione è necessaria una rialfabetizzazione, che porti a ricercare la qualità dei cibi nel quotidiano. A cominciare dalle mense e dai locali in cui ogni giorno consumiamo i nostri pasti fuori casa.


Mariangela Molinari
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