Quando i coloni europei arrivarono a New York, il porto pullulava di ostriche. Nei fondali dell’Hudson e dell’East River si estendevano chilometri di reef naturali, tanto densi da condizionare rotte marittime, commercio e dieta quotidiana. Gli indigeni Lenape le raccoglievano da secoli, e gli europei le inserirono subito nel commercio urbano: dalle bancarelle lungo i moli alle taverne e agli oyster saloons, il mollusco era il cibo più diffuso e accessibile della città.
Nel XIX secolo Manhattan divenne la capitale mondiale dell’ostrica. I mercati offrivano decine di varietà, dalle Blue Point di Long Island alle Malpeques e alle Raritan. Le ostriche potevano essere consumate crude direttamente sul molo, cotte al forno, in zuppe o frittelle. Le taverne, spesso sotterranee e illuminate a gas, servivano piatti economici ai lavoratori, mentre i locali più eleganti proponevano oyster stew, ostriche gratinate, pumpernickel oysters e altre preparazioni importate dall’Europa. Questo cibo era trasversale: marinai, portuali, commercianti e famiglie ricche condividevano gli stessi gusti, e i menu spesso indicavano il numero di ostriche servite per porzione, permettendo a chiunque di mangiarne secondo le possibilità economiche.