La ristorazione di qualità come modello di business sostenibile, questo era il titolo del convegno organizzato da Cheftochef emiliaromagnacuochi in occasione della loro festa annuale, Centomani di questa terra che, in questa edizione ha trasmigrato in Romagna, nella bella struttura di Villa Torlonia di S.Mauro Pascoli.
Un convegno ricco di esperienze, visioni concrete e riflessioni molto interessanti portate alla luce dai protagonisti del dibattito: Max Poggi, ristoratore di Bologna e presidente di Cheftochef emiliaromagnacuochi; Cesare Battisti, patron del Ratanà di Milano; Giorgia Cannarella, responsabile marketing del gruppo Langosteria; Franco Pepe, fondatore di Pepe in Grani di Caiazzo. Il dibattito è stato moderato da Enrico Vignoli, direttore area food di San Patrignano he ha dato la parola per primo a Cesare Battisti.
“Parto da una mia necessità personale. – ha esordito Cesare Battisti - Io ho delle attività a Milano, abbiamo avuto problemi come tutti con il personale, in questi ultimi anni è cambiata la visione del lavoro e della società, così come i bisogni delle persone. Tutti nel settore della ristorazione sappiamo quello che non funziona, ma si fa fatica a parlarne. I ragazzi al giorno d'oggi non sono più disposti a fare 18 ore in una cucina di qualsiasi ristorante, anche dei ristoranti di fine dining, e questo è un segnale preciso di come la nostra ristorazione si deve evolvere, però rimanendo sostenibile, perché la sostenibilità non è un termine astratto. La sostenibilità è fatta da margini, innanzitutto. È la stessa storia delle tre sostenibilità, la prima è la sostenibilità economica, per cui è fatta da persone e dalla cosa più importante: è fatta da relazioni. Per cui quando tu cerchi il personale per mesi e non lo trovi, e vi faccio notare che comunque a Ratanà la settimana lavorativa da cinque anni a questa parte era di quattro giorni e mezzo, cominci a capire i motivi, cominci a guardare il personale, provi a scavare e capisci che il primo grande problema è che sei in una delle capitali europee e come tutte le capitali europee, come Parigi, come Berlino, come tante altre capitali, la gran parte del personale che lavora nella ristorazione non abita nel cuore della città. Ti dicono: "Chef, io vengo qua, sto bene, però io abito a Novegro, Abbiategrasso, ecc..". Per cui escono la mattina e rientrano la notte fonda. A questa valutazione è seguito un pensiero e i siamo detti: va bene, noi lavoriamo tanto, non possiamo più crescere in accumulo, per cui cresciamo per diffusione. Cerchiamo di fare un modello aperto, per cui adesso i ragazzi che lavorano da noi lavorano dalla mattina alle nove alle cinque del pomeriggio, oppure fanno il turno serale la settimana dopo e magicamente io ho la pagina del sito "lavora con noi" che è piena di curriculum. Questo significa che i ragazzi al giorno d'oggi non è che non hanno voglia di lavorare, hanno altre necessità e questo è importante dirlo, come è importante dire che comunque la sostenibilità anche del luogo di lavoro deve essere pensata e progettata, non è una cosa astratta. Va progettata nei minimi dettagli, specialmente se sei in una città come Milano”.