Federico Comi
propone una cucina che non ha nulla di
convenzionale, ma l’aspetto più interessante è che lo fa con gesti gentili,
ossia con quella semplicità che nulla ha a che fare con la banalità, piuttosto
con la ricerca del particolare, con
il rispetto per la materia prima e
del palato. È una cucina pulita, meticolosa, dove riconosci ogni singolo
elemento pur nella complessità del piatto; è una proposta delicata, personale
ma mai invadente; è di sostanza perché la senti in bocca e sotto i denti, ne
puoi assaporare ogni boccone, stimola le papille. È frutto di un equilibrio ricercato: l’entrée con
scampi dorati su crema di cavolfiore e tartufo nero, uno straordinario risotto
100% cicala di mare con mascarpone salato e n’duja oppure il polpo alle erbe
con topinambur cappero e lime, consistenze e sapori sapientemente dosati, sono
solo alcuni esempi di come dietro
l’apparente semplicità di un boccone pulito e fresco si nascondano padronanza della tecnica e conoscenza
profonda della materia prima, c’è
un’identità molto netta, dote preziosa.