Quanto contano l'impostazione tecnica e il metodo per potersi esprimere nell'accoglienza e nell'ospitalità?
“Contano veramente tanto e secondo me non si finisce mai di imparare perché la professione, quando la si vive profondamente, cambia e si evolve come succede nella vita, con il carattere e con i propri ideali, quindi secondo me va coltivata e continua a crescere anno per anno in base alle esperienze che si fanno; per questo conta molto l'impostazione, e bisogna rimanere sempre sul pezzo”.
Conta di più seguire le tendenze della società o impostare un proprio stile?
“Questo dipende molto dalla tipologia di business che si vuole fare; vorrei rispondere più da imprenditore che da chef, visto che sono proprietario del mio ristorante. Bisogna sapersi regolare secondo la tipologia di business che si vuole portare avanti: se l'idea è avere sempre il ristorante pieno bisogna analizzare il luogo dove si apre il ristorante e cosa vogliono le persone per avere uno zoccolo duro, insomma avere lavoro; l'altra strada è un pochino più lunga e difficile perché significa saper emergere e far conoscere la propria personalità per poi trasportarla in un luogo secondo il proprio ideale e rendere questo ideale sempre più forte, ampio e conosciuto così da fare in modo che le persone, i turisti del food, siano disposti a spostarsi esattamente per venire da noi”.
Come si possono equilibrare queste due esigenze?
“È molto difficile, io parlo per me, sono un cuoco e un giovanissimo imprenditore; per quello che mi riguarda ho fatto una scelta un po' azzardata perché ho deciso subito di mettermi in gioco e di aprire il mio locale, non a Roma, non a Milano, non in una grande città, ma a casa mia a Tuscania, un paese nella provincia di Viterbo di appena 8 mila persone. È stata una scelta molto difficile che però con coscienza sto portando avanti con il massimo impegno e dedizione, proprio per riuscire a impormi. Bisogna avere le idee ben chiare, e sapere dove si vuole arrivare, che cosa si vuole fare; non si può riuscire senza avere un progetto ben definito, uno scopo da raggiungere”.
Come descriveresti la cucina tipica della Tuscia?
“Sicuramente come una cucina genuina. Siamo freschi della nomina come patrimonio dell'UNESCO: dal lato umano è una cosa molto bella perché la cucina italiana ha ricevuto questo riconoscimento non solo per la sua bontà e il suo gusto ma perché è una trasmissione di cultura attraverso il cibo a tutti gli effetti. Possiamo vantare il fatto che noi abbiamo la cucina regionale, che non tutte le cucine del mondo hanno, ed è racconto di territorio, racconto di tradizioni, di famiglia, di usi e costumi, è cultura vera e propria”.