Una leggenda greca vuole che il fiore del Tarassaco sia nato dalla polvere del carro del Dio Sole e attribuisce a quella pianta qualità di nutrimento, coraggio e forza alle quali attinse Teseo che se ne nutrì per trenta giorni prima di sconfiggere il Minotauro.
Del Taraxacum officinale, Dente di Leone, si utilizzano radici, foglie e fiori. Le prime, ricche di principi attivi d’ausilio alla digestione, soprattutto inulina, si raccolgono in autunno. Le foglie, ricche di vitamina A e C, potassio e flavonoidi, in primavera, prima della fioritura, per apprezzarne il retrogusto amarognolo in insalata, o saltate in padella, ma anche per preparare decotti, infusi, tintura madre ed estratti. Il “caffè” di cicoria, che veniva preparato con le foglie tostate e ridotte in polvere, rimanda alle restrizioni autarchiche della Seconda guerra mondiale. Radici e foglie stimolano la funzione epatica e la produzione di bile, oltre ad avere proprietà depurative che stimolano l'eliminazione delle tossine e favoriscono la diuresi (da qui il nome popolare “piscialetto” che s’aggiunge ad altre definizioni come grugni di porco, soffione, cicoria selvaggia, cicoria burda, pisacan, brusaoci, nonnino, lappa, missinina, girasole dei prati). I fiori decorano le insalate, i boccioli si conservano sotto sale come i capperi.