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Dieta Mediterranea, da concetto intrinseco a valore d’uso

23/09/2015

Dieta Mediterranea, da concetto intrinseco a valore d’uso
Il 18 settembre si è celebrata la prima Giornata Mondiale della Dieta Mediterranea. Per l’occasione il Padiglione dell’Unione Europea a Expo 2015 ha ospitato un Forum ad essa dedicato, organizzato dal MIPAAF e da CCIAA di Imperia, tra gli appuntamenti in palinsesto per la Settimana della Dieta Mediterranea.
Un tema importante che si inserisce perfettamente nel programma di Expo 2015 per il suo significato storico e scientifico e mira a porre l’attenzione sul valore dell’esperienza territoriale e sociale dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, uniti da profondi legami che trovano nella dieta mediterranea, intesa come stile di vita, l’espressione ideale della loro cultura.
Presenti all’incontro anche i rappresentanti governativi dei 7 Paesi della Dieta Mediterranea Patrimonio dell’UNESCO e numerosi esperti che hanno messo in evidenza l’importanza di comunicare i valori che accomunano le popolazioni mediterranee nel fondare la loro produzione agricola sul mantenimento delle biodiversità e sulle differenze organolettiche delle varie aree coinvolte. Produzione che deve essere concentrata – secondo Edoardo Rixi, Assessore Sviluppo Economico e Imprenditoria della Regione Liguria – sulla cooperazione di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, in grado di svolgere un ruolo di generatore di salute per coloro che seguono questo stile di vita, perché la dieta mediterranea non sia solo un fenomeno di nicchia ma un elemento qualificante. Il presidente del Forum e di Re.Co.Med Enrico Lupi ha, del resto, ribadito come il Forum, fortemente sostenuto dal MIPAAF, sia un punto di partenza dal quale comunicare al mondo la sfida che la dieta mediterranea persegue: attualizzarne lo stile di vita e comunicare quegli elementi di vantaggio in grado di indurre altre popolazioni ad adottarlo.
La dieta mediterranea entra a pieno titolo, secondo quest’ottica, nel sistema di tutela di quel patrimonio intangibile che è frutto di concetti comuni che derivano essenzialmente dall’esperienza di alcune comunità emblematiche, localizzate a livello geografico ma parte di un progetto unitario, con un messaggio al mondo il cui concetto fondamentale è che il cibo è convivialità. Perché è questo il valore della dieta mediterranea. Non sono solo i prodotti, le ricette o il regime alimentare a fare la differenza: sono la socialità del momento, la gioia della partecipazione, il tempo condiviso, la sostenibilità di un sistema. Far parte del Patrimonio dell’Unesco non significa, in effetti, riconoscere solo a livello scientifico il valore della piramide alimentare ma celebrare l’esistenza di uno stile di vita comune ai popoli mediterranei la cui salvaguardia e valorizzazione punta a comprendere, dai 7 Paesi già investiti, anche tutti gli altri che gravitano nell’area. Un compito importante, hanno sottolineato Gaetano Golinelli e Alberto Mattiacci, docenti di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza di Roma per le conseguenze, inevitabili e auspicabili, sull’economia delle nazioni: “Le potenzialità e la portata della dieta mediterranea sono enormi: da oggetto può diventare sistema, da concetto di valore intrinseco può diventare valore d’uso, ma non esiste tutela senza valorizzazione. Assume grande importanza la ripercussione della sua dimensione economica su una società che è diventata globale e che trova nello sviluppo sostenibile un input di crescita ideale”.
Marina Caccialanza
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