“Quest’anno abbiamo cambiato metodo di insegnamento – esordisce con orgoglio – perché abbiamo capito che ciò che serve è maggiore comprensione da parte degli insegnanti verso gli studenti. Evolvere il nostro modo di operare, per intercettare i bisogni dei giovani, è fondamentale nel nostro mestiere perché la società cambia, la mentalità della gente anche e nascono nuove esigenze o, perlomeno, nascono nuovi approcci alla soluzione delle esigenze. Abbiamo capito che noi insegnanti dobbiamo ascoltare di più gli studenti e che il nostro compito è quello di prevenire il lavoro”.
Prevenire il lavoro, certo; scopo della scuola – qualunque tipo di scuola – è preparare i giovani al mondo del lavoro dotandoli degli strumenti adatti ad affrontarne le sfide, con passione ed entusiasmo sarebbe meglio. Ma quali sono questi strumenti secondo chef Daddio?
Continua: “Noi vogliamo rendere i giovani consapevoli di quello che andranno a fare, preparandoli ad affrontare il mondo del lavoro senza causare choc cocenti che li demoralizzino e li spingano ad abbandonare il campo. Il nostro compito è prepararli mettendoli alla prova dietro al banco, lavorando con coscienza ma senza traumi inutili, intercettando le loro passioni e assecondandole, spiegando i perché delle pratiche da adottare con metodo scientifico e con spiegazioni mirate a creare il loro senso di appartenenza e la loro partecipazione. Troppo spesso succede, ancora oggi, che i giovani, seppur preparati teoricamente, si trovino una volta catapultati nelle cucine a vivere una situazione frustrante di disagio: ore di lavoro infinite, relegati tutto il giorno a svolgere la stessa mansione, oggetto – succede ancora purtroppo – di nonnismo e scarsa considerazione. Ma i giovani di oggi sono diversi da quelli di trent’anni fa o anche solo 10 anni fa. Non possiamo pretendere che si adeguino a questi metodi obsoleti che tanti colleghi della vecchia guardia ancora mettono in pratica, otterremmo da loro soltanto di farli scappare e parlar male del settore. Dannoso per tutti, no? E inutile”.
La via da seguire è quella della conoscenza in senso ampio. Lezioni approfondite durante le quali si insegnano le basi e gli sviluppi del mestiere perché non è sufficiente imparare a cucinare, come spiega Peppe Daddio, bisogna imparare le ragioni del cucinare, del metodo e del risultato che da esso deriva. Spiegare a livello scientifico le ragioni della pratica serve, secondo i docenti di Dolce&Salato, a motivare i futuri cuochi, a stimolarli ad imparare sempre di più, ad essere curiosi affinché diventino innovativi. Insomma, gavetta sì, ma con dose, misura, gradualità e coscienza.