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Don Antonio a Salerno

05/05/2025

Don Antonio a Salerno

Una pizzeria contemporanea che sa cosa significa declinare al plurale il termine pizza. Nata dalla passione per il settore di Fabio Di Giovanni, Don Antonio racconta anche una storia di famiglia. Era il 1970 quando nonno Antonio arrivò a Salerno da Napoli e la elesse come luogo perfetto per aprire il suo ristorante. Il cigno è stato a lungo un riferimento per la sua cucina tipicamente napoletana, arricchita dalle tradizioni della costiera amalfitana di cui era originaria nonna Anna.

Una realtà familiare, col tempo passata nelle mani di papà Enrico, in cui Fabio ha ricoperto tutte le mansioni, ma soprattutto ha scoperto gli impasti e la pala. A quel momento magico sono seguiti anni di formazione e di esperienze che lo hanno portato a Londra, a New York, ma anche in Svezia ed in Giappone. 

“So di aver avuto il vantaggio di una famiglia addentro al settore, ma sono grato soprattutto per la lungimiranza che hanno avuto lasciandomi andare, sostenendomi nelle trasferte e nel lavoro svolto in altri locali ed in altre città. Mi è servito moltissimo, per crescere e per capire che volevo tornare a Salerno a fare il mio lavoro”.

Classe 1985, Fabio è convinto che i particolari siano fondamentali e ama partire da quelli. Lo si nota immediatamente non solo dal modo in cui le pizze vengono guarnite e servite, ma anche da una location che sa di internazionalità, pur restando al contempo molto accogliente.

Particolare della salaParticolare della sala

Don Antonio 1970 ha visto la luce nel luglio 2020, a pochi passi da Piazza della Libertà e dalla Stazione Marittima, in un anno difficile per la ristorazione italiana per via della pandemia. Ma, da allora, ha saputo imporsi per la sua qualità e per l’avanguardia. 

Impasto con farina 0, 1 e germe di grano, topping tradizionali ma anche più elaborati, come solo una mentalità da chef può concepire. È il caso della ciabattina multicereale ripiena di polpettine di manzo o la pizza con patate cotte sotto la cenere, pancia di maialino, polvere di porro, fior di latte e profumo di aceto di riso. Dalla pizza a ruota di carro alla contemporanea, dalle ciabattine ai bao, Fabio gioca con l’impasto e crea basi diverse in funzione dei diversi topping.

“Nella pizza cerco di raccontare la mia vita, dentro alle mie creazioni ci sono la mia storia, il mio percorso, il mio gusto. Ovviamente, dentro c’è anche la mia famiglia che mi ha permesso di crescere in un ristorante e capire quale fosse la mia strada. Ci tenevo a celebrare mio nonno e il suo coraggio, un ristoratore che per decenni è stato un riferimento per la città. Quando è arrivato il momento di aprire un locale tutto mio non ho avuto dubbi, volevo omaggiarlo dandogli il suo nome”.

La madeleine di Fabio è, invece, la pizza Ricordo di un forno. Realizzata al padellino con 90 per cento di idratazione, è ricoperta da un concentrato di tre varietà di pomodoro, accompagnate da aglio ed origano. Un salto nel passato, e in quei forni, in cui i tranci di pizza erano un’occasione di festa e di condivisione.

Immancabili le pizze della tradizione napoletana, seppure il guizzo della creatività risulti trainante. Tra gli sfizi un ottimo bao ripieno di baccalà e scarola liscia strizza l’occhio ai piatti da osteria campana. Tra i dolci spicca la pizza dolce al padellino, realizzata con un impasto realizzato con la farina di nocciola, servita con ricotta e pere.

Bao con baccala e scarolaBao con baccala e scarola
Ricordo di un fornoRicordo di un forno
Padellino ricotta e perePadellino ricotta e pere

Particolare attenzione è riservata agli abbinamenti: molti vini del territorio, referenze interessanti nazionali, ma anche diverse birre artigianali e cocktail, ottenuti - quando possibile – da ingredienti prodotti in Campania da aziende altrettanto giovani ed ambiziose.


Pizzeria don Antonio 1970
Via Molo Manfredi, 6 - Salerno
089.2882727
Aperta tutte le sere, tranne il martedì

a cura di

Antonella Petitti

Giornalista, autrice e sommelier. Collabora con diverse testate, tra radio, web e carta stampata. Ama declinare la sua passione per il cibo e i viaggi senza dimenticare la sostenibilità. Sempre più “foodtrotter” è convinta che non v’è cibo senza territorio e viceversa.

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