Gli organizzatori in una caricatura da Ultima Cena
Nel pomeriggio, dopo un momento dove ciascun partecipante ha pagato e condiviso il suo pranzo in un’atmosfera conviviale e popolare, è stata la volta del Tavolo dedicato al “Dietro le quinte della Ristorazione”. Jacopo Bianchi ha raccontato le sue esperienze sgradevoli, ma dallo stesso ritenute, comunque, formative, presso ristoranti stellati di varie città europee. I docenti Camelio e Gnemmi, nonché entrambi esperti e consulenti di celebri ristoratori, hanno convenuto e condiviso con Bianchi che, seppur la cucina, ma anche la sala, di un ristorante, siano luoghi spigolosi, non si possa mai tollerare il superamento di limiti che offendano la dignità personale e scadano nel penale. Dal pubblico qualche biasimo per il tentativo di indorare la pillola ingoiata da Bianchi.
Di nuovo in scena Visintin per moderare il Tavolo, all’apparenza più ostico, quello del Social Food, con esperti degli strumenti della nuova comunicazione digitale come Paolo Lottero e della storia della gastronomia nel web italiano come Sonia Peronaci (che inventò Giallozafferano), ma anche giornalisti e food blogger, Gabriele Ancona e Francesca D’Agnano, Samanta Cornaviera, nonché l’autorevole presenza di una responsabile dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, Avv. Monica Davò. Il dibattito frizzante, ma sereno, si è concluso con una promessa condivisa di lavorare tutti ad una regolamentazione del settore, della comunicazione di blogger ed influencer.
A chiudere DOOF l’argomento, forse, più delicato “mafie e ristorazione”. David Gentili, presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano e Veronica Dini, Presidente dell’Associazione Circola, con il moderatore Fabio Fimiani, hanno affrontato il tema dei beni confiscati e, soprattutto, delle inflitrazioni mafiose negli esercizi pubblici. Inquietante scoprire che dal 2012 al 2017 un solo sequestro di attività di ristorazione sia stato operato a Milano, possibile? L’impotenza a smascherare i comportamenti malavitosi, descritta durante il dibattito, sarà oggetto dell’approfondimento che cittadini e istituzioni dovranno condividere nei prossimi tempi e DOOF sarà contenitore disponibile a tenere alta la vigilanza, affinché un settore, da più parti ritenuto una ricicleria di denaro sporco, possa conoscere un riscatto utile a tutti, soprattutto a chi opera in modo onesto.
DOOF si è chiuso così, tra applausi e pacche sulle spalle, fisiche, da parte di chi c’era ed erano tanti, nonostante il caldo e gli argomenti difficili, e virtuali dei tanti che, seppur non presenti, hanno seguito, commentato e incoraggiato gli organizzatori.
Non resta che attendere la prossima volta di DOOF e sperare che sia quella piccola, ma onesta, rivoluzione dal basso che servirà a migliorare il settore del FOOD.
Aldo Palaoro
Foto di apertura di Dodo Occhipinti