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Dove ti porta il vino

07/12/2022

Dove ti porta il vino

Questa è la storia di ognuno di noi, o meglio di chi crede che la forza di volontà, la mente aperta e l’entusiasmo siano condizioni indispensabili all’animo umano. Del resto è proprio grazie a questi tre elementi che l’umanità è andata avanti! Ed è una storia di donne e di amicizia: i loro nomi? Orietta e Roberta.
Orietta a quindici anni faceva la commessa in un negozio di giocattoli, a diciotto è uscita di casa, a ventuno faceva la venditrice di spazi pubblicitari per la radio. Erano gli anni ’80 del secolo scorso e le radio erano libere, si stavano affermando in una nuova dimensione, una delle tante che connota la storia di questo mezzo di comunicazione. E lei era bravissima, empatica, solare, aveva insomma quelle caratteristiche straordinarie di chi sa vendere senza infingimenti. 

“I soldi che ho guadagnato in quegli anni mi hanno garantito una cosa fondamentale nella vita di una persona: l’indipendenza” racconta Orietta.

Il lavoro andava benissimo, al punto che Orietta assunse la direzione commerciale di una testata di annunci gratuiti, che andavano molto in quel periodo, acquisita da un editore fiorentino. Gli affari andavano bene, anzi di più, fino a quando fu inviato a Padova (è questa la città dove si svolge la storia) un altro commerciale, uno di quelli anni ’80, molte parole e pochi fatti, che non legò mai con il territorio, con le aziende, fino a far fallire il piccolo gioiello che Orietta aveva contribuito a creare. “Mi dimisi prima che la mia reputazione finisse in briciole. La reputazione è l’unica cosa importante per chi crede in quello che fa e io ci tenevo moltissimo, molto più dei soldi” continua Orietta.

 

Che fare? Andare a far colazione nel bar accanto, dove Orietta andava ogni mattina.
È lì che entra in gioco Roberta. Lavorava in quel bar, ma stava pensando di andare in Brasile.

“Ti raggiungo per una vacanza” le disse Orietta, “tanto, per ora, non ho nulla da fare”.

In Brasile condivisero tempo e libertà. Poi Orietta e Roberta tornarono a Padova, molto più amiche di prima, molto più legate e consapevoli dei pregi e difetti l’una dell’altra.

 

Mi chiesi cosa mancasse a Padova.riflette OriettaUna città così ricca, vivace grazie all’università. E scoprii che c’erano solo due enoteche, poteva starcene una terza, anche se non sapevo nulla del vino. Fu così che con Roberta cominciammo a fare progetti, ci iscrivemmo a un corso di sommelier, iniziammo a girare per cantine. Le prime volte eravamo spaesate ma è stato proprio in quei momenti che abbiamo scoperto la bellezza del vino, le persone che fanno questo di professione. Un lavoro che ami o è meglio non farlo. E amare la terra, il paesaggio, ciò che ne viene fuori è semplicemente straordinario. I vignaioli ci accoglievano nelle loro cantine, con pazienza, insegnandoci cosa volevano dire le loro bottiglie”.

La saletta dellLa saletta dell'Enoteca Barcollo

Era il 2011 quando Orietta e Roberta si sentirono pronte per aprire il loro locale ma mancava il nome. “Fu un amico architetto di Milano che una sera mi mando una lunga lista di nomi. Tra questi c’era Barcollo. Ci piacque subito e aprimmo”.

 

“All’inaugurazione c’era una fila di persone che mi sembrava senza fine.ricorda RobertaAndammo avanti per giorni ad inaugurare, giorni bellissimi, allegri, pieni di fiducia che ci hanno dato la forza di tenere duro, aggiustare il tiro, fare acquisti di vino che segnassero l’identità che doveva avere Barcollo”.

Un percorso che è proceduto in crescendo fino al momento della pandemia. Un’altra volta che fare? Erano i giorni dove nessuno riusciva a capire il proprio futuro. Ma erano anche i giorni dove si poteva ragionare con più calma, tanto il tempo si era fermato.

 

 

Dove ti porta il vino

Orietta uscì a fare un giro in bicicletta appena terminato il lungo lockdown. Nella sua testa immaginiamo un pensiero “Il mondo non muore”. Durante quel giro vide un piccolo cantiere e si fermò, come un umarel bolognese; di quelli che commentano i lavori pubblici in strada. 

 

“Cosa ci viene qui?” chiese al signore che andava avanti e indietro con la carriola. Lui le aprì il cancello e le descrisse i lavori. Tornata a casa telefonò a Roberta: “Ho trovato il posto per il Barcollo estivo!”. Possiamo immaginare il volto di Roberta, i dubbi che la attanagliavano, vista l'incertezza del economica del periodo.

 

 

Dove ti porta il vino

Durarono poco, l’entusiasmo di Orietta e Roberta è davvero contagioso. Lo si coglie ogni sera tra i tavoli del Barcollo, sui visi dei tanti che vi passano la serata degustando con sapienza, chiacchierando con loro; lo si vede nella voglia di fare la sua parte in Giovanni, considerato dalle due socie un nuovo tassello fondamentale (e raro, ci sottolineano) per il successo di Barcollo, che ben si sposa con il loro spirito e la loro energia. Infine lo si percepisce per l’onestà intellettuale con cui le due si approcciano ai propri clienti, anche quelli che non capiscono.

 

Fu così che, nell’estate 2021, Barcollo 2 aprì in uno spazio verde appena fuori dalla città, offrendo un’occasione di piacere assoluto ai frequentatori.

Ognuno di noi, come si può capire da questa storia, può fare quello che Orietta e Roberta stanno facendo; la condizione è una sola, farsi guidare dal potere del vino e credere in sé stessi e nella trasparenza dei gesti, dei comportamenti, delle parole!

a cura di

Luigi Franchi

La passione per la ristorazione è avvenuta facendo il fotografo nei primi anni ’90. Lì conobbe ed ebbe la stima di Gino Veronelli, Franco Colombani e Antonio Santini. Quella stima lo ha accompagnato nel percorso per diventare giornalista e direttore di sala&cucina, magazine di accoglienza e ristorazione.
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