Specialità del territorio, esempi di gusto
Conoscete la storia del “Torcetto”? A Bornasco – Sala, un paesino situato sulla verde collina della Serra in provincia di Biella, nel 1920 Luigi Massera apre una bottega con annesso un forno a legna, dove produce il pane. Una volta l’anno, per la festa del paese, è solito produrre il “Torcetto”, un biscotto a forma di ciambella. Dopo la guerra, suo figlio Gino decide di fare qualche modifica all’antica ricetta e diffonde la vendita del “Torcetto” in tutto il Biellese. Il prodotto artigianale, composto da ingredienti esclusivamente naturali - farina, burro e zucchero – friabile e leggero, con la sua forma inconfondibile, un bastoncino chiuso a forma di cuore, conquista presto il pubblico e oggi è conosciuto come simbolo del luogo e della Pasticceria Massera. Così come le Paste d’Melia, ciambelle frastagliate, croccanti, dove l’ingrediente identitario è la farina di granoturco, e tante altre ricette che la famiglia Massera, oggi alla quarta generazione, conserva e produce mantenendo pur nella diffusione ormai capillare l’impronta artigianale che è il valore aggiunto del prodotto.
120 anni di tradizione anche per il Caseificio Rosso, una storia che comincia tra i pascoli dell’alta Valle Elvo e oggi, dopo un secolo mantiene i valori, la cultura della naturalità e la passione di allora. Enrico e Riccardo Rosso tramandano il rito del casaro e la sua arte producendo e affinando formaggi 100% piemontesi, espressione di filiera controllata, da latte vaccino, caprino e ovino locali. Esempio della tipicità il Maccagno, prodotto con latte vaccino pastorizzato o crudo, a pasta morbida e sapore dolce, con note di burro; tra i tanti formaggi prodotti dal caseificio, i diversi tipi di Toma, tipica lavorazione delle valli alpine biellesi; gli erborinati con muffe nobili, affinati in birra artigianale; la birra, infatti, è una peculiarità che si esprime anche in specialità come il Margot, realizzato con latte vaccino e birra artigianale: la birra artigianale di Enrico Terzo è miscelata direttamente nel latte in lavorazione e si mescola alla struttura tenera creando un equilibrio perfetto tra il gusto delicato della pasta, l’amaro del luppolo e il dolce del malto.
Ma non può mancare un buon calice di vino, espressione del terroir. Situato su una collina conosciuta per i suoi vigneti dal 1200, il Castello di Montecavallo è sito di produzione vitivinicola dal 1830. La sua cantina si trova in un’area tra le più vocate alla coltivazione del Nebbiolo oltre ad essere situata intorno all’antica dimora della famiglia Incisa della Rocchetta. Oggi a capo dell’attività ci sono Tomaso e Martina che tramandano la passione e preservano il luogo, incantevole, circondato da boschi e vigneti.
Qui è possibile visitare l’antica cantina, sviluppata su tre piani: il piano superiore, ben arieggiato e caldo, era destinato all’asciugatura delle uve; il piano di mezzo era destinato alle operazioni di vinificazione; il piano inferiore, seminterrato, era destinato agli invecchiamenti in grandi botti. Oggi, la cantina è un ambiente funzionale, all’interno dei locali delle ex scuderie, dove i vini riposano in botti di legno in un’affascinante galleria in pietra ad arco gotico, al buio e nel silenzio assoluto.
Il Castello di Montecavallo, col suo giardino e il bosco rigoglioso intorno, ospita eventi di vario genere e organizza degustazioni dei pregiati vini. Fino al 9 giugno è aperta una mostra di Cracking Art – Spiriti del Tempo – in collaborazione con Associazione Stilelibero, in un percorso espositivo insolito ideato per immergere il pubblico in un itinerario alla scoperta delle installazioni del rinomato collettivo artistico Cracking Art. Favole urbane contemporanee a cielo aperto in un luogo in cui storia, tradizione, natura, ambiente e creatività si fondono creando suggestioni autentiche.