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Grom, il grande freddo

29/01/2020

Grom, il grande freddo

C'è chi
oggi si stupisce per la notizia della chiusura di alcune gelaterie a marchio Grom,
preludio, forse, alla fine di una storia che, nel bene o nel male, ha fatto
parlare di sé gli addetti ai lavori nei due decenni appena trascorsi. Io no,
non mi stupisco.

Chi
scrive non ha mai nascosto il proprio giudizio negativo, comunicato anche
verbalmente a uno dei titolari a pochi mesi dalla nascita delle prime insegne,
in particolare quando, per la prima volta, mi capitò mangiare un gusto di un
loro gelato che ritenni stranamente cattivo, come fosse andato a male (il gusto
nocciola è molto delicato e se si interrompe la catena del freddo l'olio
irrancidisce, questa fu la causa). La seconda occasione di critica fu quando,
sbarcati a Milano, fissarono il prezzo, già alto nel primo negozio di
Torino (20 euro/kg), ancor più alto a 24 euro/kg, la media allora a Milano era
14 euro/kg.. Ricordo che una delle motivazioni fu che i milanesi in fondo erano
dei disattenti spendaccioni. Insomma davano loro dei fessi.

Ciò fece
sì che, nell'arco di pochi anni, tutte le gelaterie più o meno artigianali
aumentassero i loro prezzi fino a raggiungere la quota odierna che si attesta
tra i 22 e i 26 euro/kg.. Forse avevano ragione, a Milano siamo dei fessi. l due
fatti in sé non furono giudicati così importanti dalla proprietà, ma io li
ritenni significativi di una scelta imprenditoriale che privilegiava la
narrazione alla bontà del prodotto. Legittimo, ci mancherebbe altro, così come,
da allora, legittima fu la mia scelta di ignorare per sempre quelle gelaterie
nonostante la loro fortunata crescita esponenziale.

Venendo
a oggi, non stupisce, dunque, che, dopo la vendita a Unilever, la narrazione
finisse per essere strumentale al passaggio del marchio alla Grande
Distribuzione e, una volta ottenuto il risultato, per la multinazionale le
gelaterie non fossero più importanti, ma, anzi, un peso.

Commento
finale un po' amaro: bravi i fondatori, hanno saputo fare impresa, investendo
bene i propri soldi, bravi a comunicare quando ancora la narrazione non era
così utilizzata, brava Unilever che, in fondo, aveva bisogno di un
gelato per contrastare marchi come Häagen-Dazs.
Ora speriamo solo che i lavoratori siano tutelati, altrimenti sono gli unici ad
andarci di mezzo, perché i consumatori credo non rimpiangeranno a lungo i
negozi blu.

Per
inciso, quando, con l'ironia che contraddistingueva i miei post sul tema, mi
permisi di paragonare la bontà di Gelato Giusto, quella sì una gelateria
artigianale tra le migliori a Milano, con la modestia del gelato dei torinesi,
venni sbeffeggiato da un collega. Quel giorno pensai che, quantomeno di gelato,
lui fosse goloso, io esperto. Oggi la conferma.

Aldo
Palaoro