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Il fascino senza tempo della fake meat

10/09/2024

Il fascino senza tempo della fake meat

Spesso si sentono derubricare i nuovi prodotti vegetali che cercano di imitare la carne a moda degli ultimi tempi, ma in realtà questi hanno una storia ben più radicata nella nostra alimentazione. Già nel corso del ‘900 infatti, vari scienziati provarono a mettere a punto ricette che potessero aiutare a sopperire alla mancanza di proteine animali causata da guerre e carestie, con risultati più o meno soddisfacenti. Una delle storie più di successo iniziò nel 1908 a Strasburgo, dove un chimico di origini ceche, Leo Offer, creò una sorta di salsiccia a base di crusca e amidi che chiamò "Carna Vegetale". Il prodotto riscosse un discreto successo, e i resoconti storici menzionano il suo sapore come eccellente. All'inizio degli anni Venti però, Offer incontrò Walter Pollak, un chimico e ingegnere specializzato in lieviti, che lo aiutò nella realizzazione di un nuovo prodotto. Nel 1938 i due, sulla base delle ricerche già utili a sviluppare la “Carna”, diedero vita a Trivita, un paté con un profilo aromatico molto particolare dovuto all’aggiunta del lievito di birra (che al tempo era uno scarto, non ancora utilizzato nella panificazione). 

Il prodotto presentava degli indiscutibili vantaggi, tra cui il fatto che tutte le materie prime per produrlo erano di facile reperibilità in Svizzera e grazie alla sua facile trasportabilità e conservazione venne anche promosso per l’utilizzo nelle razioni dell’esercito. 

Col tempo al progetto si unì anche una terza persona, Claude Blancpain, un chimico specializzato in fermentazione e proprietario del birrificio Cardinal di Friburgo. 

Il fascino senza tempo della fake meat

L'inizio della Seconda Guerra Mondiale costrinse i tre a interrompere le loro ricerche sul paté Trivita e ad evacuare lo stabilimento sito a Strasburgo. Dopo l'invasione tedesca, Walter Pollak e Leo Offer non poterono tornare in Alsazia perché classificati come ebrei in base alle nuove leggi antisemite. Walter Pollak decise di emigrare in Palestina, mentre Leo Offer scelse di rimanere in Francia e fu mandato in un campo di concentramento, dove morì. In questo tragico contesto Claude Blancpain, che prestava servizio come ufficiale dell'esercito svizzero, decise comunque di portare avanti il progetto per trovare dei sostituti della carne. Nel farlo chiese l’aiuto di Erwin Haag, un chimico svizzero che aveva conosciuto a Parigi durante i suoi studi all'Istituto Pasteur.

Nel marzo del 1942 i due fondarono una nuova azienda, Dyna, e a novembre dello stesso anno lanciarono il Pathé Dyna, composto da circa il 66% di lievito di birra, il 20% di grassi vegetali, il 10% di amido e l'1% di pomodori. Erwin Haag era riuscito a mantenere le ottime qualità biologiche e nutrizionali di Trivita, migliorandone il sapore. Nel 1943, per consentire un'ulteriore crescita dell'azienda, fu inventata una seconda ricetta, il Tartex.

Il fascino senza tempo della fake meat

La carestia causata dal conflitto mondiale decretò il successo del prodotto, ma già nel primo dopoguerra la carne vera tornò disponibile, facendo crollare la domanda dei sostituti vegetali. Nel 1949 allora Haag creò un nuovo prodotto: Le Parfait, una nuova versione del paté aromatizzata al tartufo che i consumatori adorarono, grazie al suo sapore delicato e al prezzo accessibile.

Il successo poi attraversò i decenni, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove sia Tartex che Le Parfait sono ancora disponibili nei supermercati, a testimoniare che i nuovi prodotti “plant based” non sono poi così nuovi, e le prove le abbiamo sotto gli occhi. Basta cercare nello scaffale giusto. 

a cura di

Federico Panetta

Varesotto di origine, è come una biglia nel flipper dell'enogastronomia. Dopo la formazione alberghiera lavora in cucina e si laurea in Scienze Gastronomiche presso l’Università di Parma. Oggi si occupa di comunicazione gastronomica collaborando con diverse riviste di settore.
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