Spesso si sentono derubricare i nuovi prodotti vegetali che cercano di imitare la carne a moda degli ultimi tempi, ma in realtà questi hanno una storia ben più radicata nella nostra alimentazione. Già nel corso del ‘900 infatti, vari scienziati provarono a mettere a punto ricette che potessero aiutare a sopperire alla mancanza di proteine animali causata da guerre e carestie, con risultati più o meno soddisfacenti. Una delle storie più di successo iniziò nel 1908 a Strasburgo, dove un chimico di origini ceche, Leo Offer, creò una sorta di salsiccia a base di crusca e amidi che chiamò "Carna Vegetale". Il prodotto riscosse un discreto successo, e i resoconti storici menzionano il suo sapore come eccellente. All'inizio degli anni Venti però, Offer incontrò Walter Pollak, un chimico e ingegnere specializzato in lieviti, che lo aiutò nella realizzazione di un nuovo prodotto. Nel 1938 i due, sulla base delle ricerche già utili a sviluppare la “Carna”, diedero vita a Trivita, un paté con un profilo aromatico molto particolare dovuto all’aggiunta del lievito di birra (che al tempo era uno scarto, non ancora utilizzato nella panificazione).
Il prodotto presentava degli indiscutibili vantaggi, tra cui il fatto che tutte le materie prime per produrlo erano di facile reperibilità in Svizzera e grazie alla sua facile trasportabilità e conservazione venne anche promosso per l’utilizzo nelle razioni dell’esercito.
Col tempo al progetto si unì anche una terza persona, Claude Blancpain, un chimico specializzato in fermentazione e proprietario del birrificio Cardinal di Friburgo.