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Il gelato di Fidel

27/05/2025

Il gelato di Fidel

Quando Fidel Castro prese il potere nel 1959, tra le sue priorità ce n’era una che pochi avrebbero previsto: rendere Cuba una potenza lattiero-casearia. Non era solo una questione economica o agricola: per Castro, il latte rappresentava modernità, progresso, vittoria sul modello capitalistico americano. “Superare il gelato yankee” sarebbe diventata una delle sue dichiarazioni programmatiche. 

Il gelato di Fidel

Nel 1966, in piena Guerra Fredda, Castro ordinò la costruzione della più grande gelateria del mondo: si sarebbe chiamata Coppelia, come il balletto preferito della sua segretaria personale, Cecilia Sánchez, a cui affidò il progetto. Il locale fu costruito a tempo di record su un intero isolato del quartiere Vedado, all’Avana, e poteva ospitare fino a mille persone. A firmarlo fu l’architetto modernista Mario Girona. Il messaggio era chiaro: anche senza gli Stati Uniti, Cuba poteva eccellere in una parte del settore alimentare.
 

Coppelia divenne presto il fiore all’occhiello del nuovo regime. All’apice del suo successo, negli anni ’80, serviva cento gusti diversi a decine di migliaia di clienti al giorno. Le sedi satellite si moltiplicavano in tutto il paese. Il piatto forte era l’ensalada: cinque palline di gelato servite in coppa. Le code erano lunghe, ma il prodotto era buono. Talmente buono che persino alcuni visitatori americani lo consideravano il miglior gelato del mondo.

L’industria lattiero-casearia però richiede anche infrastrutture adeguate, clima favorevole e continui approvvigionamenti. E Cuba non aveva nessuna di queste cose. Le mucche da latte soffrivano il caldo tropicale, le importazioni erano ostacolate dall’embargo statunitense (imposto nel 1962), e la produzione interna era insufficiente. Per un po’ a colmare il vuoto ci pensarono gli alleati socialisti: latte dalla Germania Est, burro dall’Unione Sovietica, almeno fino al 1991.  

La passione di Castro per i latticini però andava oltre il gelato. Negli anni ’70 e ’80 incoraggiò la produzione di formaggi francesi, in particolare il Camembert, convinto che anche quel simbolo della gastronomia occidentale potesse essere riprodotto in versione socialista. Ma l’esperimento non ebbe grande successo.

In compenso, un’altra impresa ebbe eco internazionale: l’allevamento della mucca Ubre Blanca. Nata da un incrocio tra razze cubane e danesi, Ubre Blanca fu seguita da un’équipe di veterinari, vissuta in condizioni controllatissime e trattata con tutti gli onori. Nel 1982 entrò nel Guinness dei primati per aver prodotto oltre 100 litri di latte al giorno. Quando morì, ricevette un funerale ufficiale, un monumento, e perfino vari tentativi di clonazione.

Il gelato di Fidel

L’ossessione di Castro per il latte era così nota che divenne perfino un punto debole. Tra i molti tentativi di assassinio organizzati dalla CIA ce ne fu uno che prevedeva l’inserimento di tossina botulinica in una capsula da sciogliere in un frappè al cioccolato che Castro era solito ordinare. Il piano fallì per un errore tecnico: la capsula si ruppe nel congelatore.

Coppelia nel frattempo, col passare degli anni diventò parte del paesaggio e dell’identità cubana. Nel 1994 fu anche il set principale di Fresa y Chocolate, uno dei film cubani più celebri ed il primo nel paese a trattare apertamente la tematica dell’omosessualità. 

Il gelato di Fidel
Il gelato di Fidel

Oggi Coppelia è ancora aperta, anche se con un’offerta più limitata. L’infrastruttura è la stessa, le code ci sono ancora, ma i gusti spesso si riducono a uno o due, a seconda delle disponibilità. Resta però il simbolo duraturo di un’idea: che il cibo possa essere usato come strumento di propaganda, di resistenza, persino di orgoglio nazionale. E che con una coppa di gelato si potesse fare la rivoluzione.

a cura di

Federico Panetta

Varesotto di origine, è come una biglia nel flipper dell'enogastronomia. Dopo la formazione alberghiera lavora in cucina e si laurea in Scienze Gastronomiche presso l’Università di Parma. Oggi si occupa di comunicazione gastronomica collaborando con diverse riviste di settore.
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