Ricordo ancora la sensazione di sorpresa che provai, quando, più di un quarto di secolo fa, in un ristorante dell’alta Provenza, vidi uscire dalla cucina lo chef, il quale passò, di tavolo in tavolo, scambiando qualche parola con i commensali. Il ristorante, insignito di una stella Michelin, era il più blasonato della zona, il cuoco era anche il proprietario dell'attività, la clientela, perlopiù, di conoscenti e amici del luogo. Il passaggio in una sala di solo otto tavoli, ben distanziati, avvenne in un tempo breve, ma che vissi quasi come se fosse sospeso, soprattutto per la curiosità che suscitò in me il comportamento suo e dei camerieri. Fu come se, improvvisamente e, sottolineo, inaspettatamente, fosse entrato un personaggio importante e, forse, come tale, veniva effettivamente vissuto da chi era abituato alla coreografia messa in scena per ogni servizio in quella sala.
Trattenendosi un po’ di più con chi già conosceva, ma riuscendo a essere affabile e ospitale anche con gli sconosciuti, come noi che ci eravamo seduti alla tavola di questo locale per la prima e ultima volta, il cuoco, nella divisa di ordinanza, con tanto di toque, dava l’impressione di svolgere questo piacevole compito con la giusta dose di spontaneità ed empatia.