Su queste pagine affrontiamo spesso il tema delicato della consegna del cibo, a cura di fattorini, che abbiamo imparato a chiamare rider, come se l’uso dell’inglese desse un tocco di rispettabilità in più a un lavoro duro e pericoloso.
L’argomento è delicato e abbiamo sempre cercato di trattarlo rispettando, in primis, la dignità dei lavoratori, ma con la consapevolezza di dover riconoscere la legittimità di un’attività imprenditoriale, la ristorazione, che, attraverso questo servizio, aumenta il proprio fatturato. Non solo, siamo certi che lo stesso lavoratore, quando non viene sfruttato, ha tutto il diritto di svolgere questo mestiere per contribuire al proprio sostentamento.
Rimane il terzo attore di questa rappresentazione, il cliente. Noi siamo l’anello forte di questa catena produttiva, siamo certamente coloro che sostengono il sistema, ma, spesso, non ci rendiamo conto di ordinare un pasto o un oggetto, quando le condizioni per il raggiungimento del nostro domicilio sono difficili, se non proibitive. Sul consumatore, dunque, il nostro giudizio rimane sempre sospeso, perché basta poco per passare da sostenitore a sfruttatore.
Tutto ciò premesso, oggi tratteremo di nuovo di questo tema; stavolta, però, da un punto di vista diverso, finalmente; perché, in tutte le cose della vita, si può sempre trovare un risvolto positivo.
Lo spunto per il racconto di questa breve, ma bella storia, è una notizia arrivata dalla Cina, dove Wang Jibing, rider 56enne, originario della Provincia di Jiangsu, ha vinto il premio Lu Xun, il più prestigioso premio letterario cinese, per un raccolta di poesie. Poesie, badate bene, dedicate proprio al mondo delle consegne in bicicletta.
Un rider poeta o un poeta rider
Wang Jibing fa parte di quella classe che definiremmo sottoproletariato. Ha svolto diversi mestieri nella sua vita, dai più umili ai più faticosi. Da qualche anno si occupa di consegne e, dopo la premiazione, ha affermato che continuerà a svolgere questo lavoro, nonostante non abbia bisogno di soldi, ma “perché gli piace l’ambiente e si tiene in forma”.
L’ambiente, appunto, quello dei suoi simili, dei suoi colleghi, da cui ha tratto ispirazione per le sue poesie.
Fu, peraltro, un episodio personale a renderlo noto al mondo letterario, quando, a causa di un indirizzo sbagliato, fornito dal cliente, la consegna si trasformò in una frustrante odissea. Nacque, così, la sua prima poesia di cui abbiamo trovato una traduzione dal cinese abbastanza aderente al concetto che voleva esprimere con “People who rush time”. In italiano, così, lo interpreteremmo “Persone che bruciano le tappe” per descrivere l’affannosa corsa, senza successo, per raggiungere lo scopo di effettuare la consegna.
Non vi sembra di riconoscere uno dei tanti ciclisti, con cubo personalizzato sulle spalle, di una qualsiasi piattaforma di delivery, che sfreccia in ogni direzione pur di arrivare a destinazione, nel minor tempo possibile, e poter così ripartire per un’altra consegna?