Il progetto include anche la salvaguardia di alpeggi storici, fra i quali il Kofelviese, o Prato del Covelo, un magico prato panoramico che era stato abbandonato nel 1972 e che loro hanno riattivato nel 2000, facendolo tornare l’alpeggio che era stato da tempo immemore. Stefan successivamente ha lasciato il progetto e sono subentrati due nuovi soci, Michel Vikoler e Michel Eisendle.
Hanno chiamato il progetto “Furchetta”, perché nelle Odle della Val di Funes due cime superano i 3000 m, una si chiama Sass Rigais e l’altra Furchetta. La Val di Funes è stata una vallata ladina come la Val Badia e la Val Gardena. La lingua qui si è persa ma i nomi del territorio sono rimasti. Furchetta è anche la versione in ladino di forchetta, così la loro scelta rimanda alla storia del territorio e all’atto del mangiare.
Di quella pecora diciotto anni fa ne erano rimasti poco più di 250 capi. Con le garanzie fornite dal progetto sono arrivati a 700 esemplari, contando solo le femmine che partoriscono due volte l’anno. Sono partiti dalla lavorazione della carne d’agnello, comprano i capi direttamente dai masi da dove vengono portati al macello. La carne viene venduta fresca agli albergatori e ristoratori della valle e in parte viene lavorata per produrre insaccati, come i salami “affumelli”, senza aggiunta di carne suina, affumicati delicatamente con legno di faggio; oltre a questi, il prosciutto cotto d’agnello, la sella cotta con erbe e il ragù d’agnello in vasetto, mentre con la lana pregiata vengono lavorati capi di abbigliamento molto ricercati.