Cerca

Premi INVIO per cercare o ESC per uscire

La cucina delle fiabe e delle bambole

11/06/2026

La cucina delle fiabe e delle bambole

Magia e fantasia accomunano la cucina fiabesca a quella delle bambole

A tavola con le bambole

C’è stato un tempo in cui il dito indice delle mamme cadenzava un adagio: Non si gioca con il cibo! quello vero. Allora le bambine preparavano da mangiare per finta, con cucine in miniatura. La maggior parte dei giocattoli era artigianale o di produzione industriale, in legno e in metallo, a emularne il mondo degli adulti con distinzioni nette fra i generi. Ai bambini regalavano navi, trenini, automobiline, razzi ispirati a Jules Verne e Flash Gordon, ma anche spade, archi, pistole e fucili giocattolo. Alle bambine, bambole coi vestitini, piccole macchine per cucine, mobili, casette e cucine, per proiettare nel gioco la vita domestica. La predestinazione assegnava ai maschi la vita produttiva, competitiva, inclusa la follia della guerra, alle femmine quella riproduttiva e di custodi del focolare. “Economia domestica” era una materia di studio dedicata esclusivamente alle ragazze delle scuole medie, in pagella fino al 1963, sostituita fino alla fine degli anni '70 da “Educazione tecnica” che perpetrava la separazione per generi: alle ragazze venivano impartite lezioni di cucina, cucito, cura della casa, puericultura e gestione del bilancio familiare, future madri e casalinghe, mentre i ragazzi frequentavano i laboratori di falegnameria, disegno tecnico, poi giocavano a calcio e facevano a botte. Nei giochi di cortile e di strada, oggi scomparsi, i confini si riducevano. 

Oggi maschi e femmine seguono sui loro smartphone talent e cooking show televisivi, cercano ricette su TikTok e la produzione editoriale sforna una quantità di ricettari e libri di cucina diretti alle loro fasce d’età.

Le foto che corredano l’articolo riproducono cucine giocattolo (e una bottega di alimentari) della Collezione Marzadori, scelte nella sezione di mobiletti da bambola che conta oltre una cinquantina di pezzi rappresentativi della storia del design italiano fra Otto e Novecento. Una selezione di giocattoli del collezionista e antiquario Maurizio Marzadori (con il suo Freak Andò) è stata messa a disposizione del Comune di Bologna in comodato d’uso gratuito ed esposta in una sala riservata del Museo didattico scientifico Luigi Bombicci. La collezione, unica nel suo genere, comprende circa 600 mobili e camerette per bambini, artigianali e di noti designer, e altrettanti giocattoli da fine ‘800, attraverso Futurismo, Razionalismo e il ventennio fascista fino gli anni del boom economico, esposti in prestigiose mostre al MOMA di New York alla Triennale di Milano alla Sala Borsa di Bologna. In occasione di quest’ultima mostra, nel catalogo “LA CAMERA DEI BAMBINI. Giocattoli e arredi della collezione Marzadori, 1900-1950” (Pendragon, 2014), Antonio Faeti, scrittore, saggista, pedagogista, titolare all’Università di Bologna della prima cattedra di Letteratura per l’infanzia in Italia, ha definito queste camerette e i mobili in miniatura meraviglie gulliveriane, invertendo la prospettiva dei bambini che, invece di dovere scalare arredi creati a misura degli adulti, ritrovano una proporzione vantaggiosa nella terra di Lilliput dove i giganti sono loro. 

Cucina da boom economico anni '60.Cucina da boom economico anni '60.
Ambiente cucina fine '800, metallo e cartoncinoAmbiente cucina fine '800, metallo e cartoncino
Stufa a legna cm 15x10x10-Étagère (dalla cucina della casa di bambola). Fine '800-primi '900Stufa a legna cm 15x10x10-Étagère (dalla cucina della casa di bambola). Fine '800-primi '900

Le streghe in cucina

Nel folklore mondiale, tante sono le fiabe con maligne fattucchiere e orchi mangiabambini, personificazione di paure ancestrali, esorcismi contro la fame e ammonimento per i più piccoli.

La casetta di marzapane di Hänsel e Gretel dei Fratelli Grimm rappresenta la tentazione e l'inganno, ponendo in guardia contro uno dei sette vizi capitali, la gola. La strega è una vecchia malvagia che adesca i due bambini sperduti nel bosco allo scopo di ingrassarli e divorarli. 

Baba Jaga, è un personaggio della mitologia slava che vive in una capanna su zampe di gallina e vola in un grande mortaio per rapire e mangiare i bambini.

Nelle fiabe, la minaccia di essere mangiati serviva a spaventare i bambini affinché non si allontanassero da soli nel bosco o non parlassero con gli sconosciuti. 

Le streghe mangiabambini hanno origini mitologiche che derivano da antiche divinità o demoni femminili legati alla notte e alla morte. Durante la caccia alle streghe, tra XVI e XVII secolo, l'accusa di uccidere e mangiare neonati durante il "sabba" condannava al rogo le donne accusate di stregoneria. Queste pratiche disumane trovano riscontro nelle cronache medievali, comprensibilmente poco divulgate, che attestano l’effettiva esistenza di una “antropofagia di sopravvivenza” da assedi e carestie che hanno percorso l’Europa come un maleficio, con armigeri avversari e viandanti aggrediti, uccisi e mangiati, e bambini attirati con l'inganno e divorati dagli affamati.  

Credenza, controcredenza, tavolo e due sedie. Fine '800Credenza, controcredenza, tavolo e due sedie. Fine '800
Credenza in stile razionalista, legno laccato, etichette dei cassettini in porcellana. Anni '40Credenza in stile razionalista, legno laccato, etichette dei cassettini in porcellana. Anni '40

La cucina delle fiabe

È semplice, a base di frutti, prodotti della terra e del bosco, cibi legati al mondo contadino, spesso alla fame che dilatava la quaresima all’intero anno. Da qui la proiezione di desideri che imbandivano le tavole immaginarie di ogni ben di Dio e di paure ancestrali che popolavano le cucine di streghe, orchi e folletti. 

Mentre le favole vedono come protagonisti animali portatori di saggezza e valori etici e morali, di cui spesso difettano gli umani, le fiabe sono caratterizzate dalla presenza di personaggi fantastici (buoni e cattivi) e spesso di bambini costretti a superare delle prove vitali. 

Nelle più celebri versioni di Biancaneve, da Basile a Perrault, dai Grimm fino a Disney, i sette nani si nutrono principalmente di piatti rustici e sostanziosi per recuperare le energie spese nel duro lavoro in miniera. Con l'arrivo di Biancaneve passano dalla frugalità a una cucina casalinga ben curata.

In Pollicino (Perrault) le briciole di pane, disseminate nel bosco per ritrovare la strada di casa, rappresentano il legame con la famiglia e al tempo stesso la dura sopravvivenza di chi doveva dilazionare nel tempo una metaforica pagnotta.

In Le avventure di Pinocchio, di Collodi, l'uovo che il burattino tenta di friggere, prima che si schiuda con la fuga del pulcino, è allegoria della fame e delle occasioni involate. E quando Pinocchio finisce le tre pere che Geppetto gli ha dato per colazione, dopo essersi lamentato di avere ancora fame mangia le bucce e i torsoli, una lezione sull'importanza di non sprecare.

Alice nel Paese delle Meraviglie (Carroll): i "biscotti magici" (che fanno crescere o rimpicciolire) e l'immancabile "Tea Party" ribaltano le regole del banchetto in una trasfigurazione della realtà.

Raperonzolo, dei Grimm, narra di una madre incinta che, desiderosa di assaggiare dei raperonzoli coltivati da una potente maga, spinge il marito a rubarli scatenando la vendetta della megera che ne imprigionerà la figlia fino a che un principe…  

Credenza, controcredenza, tavolo e sedie, anni '40. Per avere un'idea delle piccole dimensioni di questi mobili, il piano del tavolo è ca. cm. 10x6Credenza, controcredenza, tavolo e sedie, anni '40. Per avere un'idea delle piccole dimensioni di questi mobili, il piano del tavolo è ca. cm. 10x6
Mobile disegnato dall'Arch Piero Portaluppi e mobili giocattolo, in mostra nel 2017. Modelli e mobili in legno”, Esposizione FAI al museo di Villa Necchi Campiglio, MilanoMobile disegnato dall'Arch Piero Portaluppi e mobili giocattolo, in mostra nel 2017. Modelli e mobili in legno”, Esposizione FAI al museo di Villa Necchi Campiglio, Milano

Nella fiaba La zuppa di sassi, presente in molte tradizioni orali europee, un viandante affamato riesce a convincere degli avari contadini a condividere gli ingredienti per una zuppa, fingendo di cucinarla con un sasso magico, lanciando il messaggio secondo cui la condivisione crea ricchezza e senso di comunità. 

E poiché le radici delle favole traggono linfa dalla vita reale, ricordiamo che il brodo di sassi di mare è una preparazione povera della tradizione marinara campana (al pari degli spaghetti alle vongole fujute), nata per simulare il sapore dei frutti di mare quando non ci si poteva permettere di acquistarli. I sassi porosi raccolti nei fondali marini, ricoperti di piccole alghe, patelle e microfauna, venivano fatti bollire con pomodorini del piennolo, aglio, peperoncino e prezzemolo, rilasciando l'essenza del mare. La zuppa veniva poi completata con pane raffermo o spaghetti spezzati e arricchita con olio extravergine d'oliva.




foto di copertina: Bottega di generi alimentari (fine anni ’30 - primi anni ’40) della ditta Cavalli e Poli, fondata nel 1897 da Aristide Cavalli e Francesco Poli. Nel 1935 l'azienda diversificò la produzione entrando nel settore dei giocattoli in legno (spesso su licenza Walt Disney), prima di essere distrutta dai bombardamenti del 1945

a cura di

Bruno Damini

Giornalista scrittore, amante della cucina praticata, predilige frequentare i ristoranti dalla parte delle cucine e agli inviti nei salotti preferisce quelli nelle cantine. Da quando ha fatto il baciamano a Jeanne Moreau ha ricordi sfocati di tutto il resto.

Condividi