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La cucina italiana Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO

03/12/2025

La cucina italiana Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO

Manca poco al fatidico 10 dicembre, la data in cui sapremo se la cucina italiana verrà accolta nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.
Una sfida iniziata una decina di anni fa e diventata organizzata il 23 marzo 2023, quando il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero della Cultura hanno formalizzato la candidatura della Cucina Italiana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO. A far da cassa di risonanza, da quel momento, sono stati: l’Accademia Italiana della Cucina (fondata nel 1953): oltre 220 sedi in Italia, 80 all’estero e più di 7.500 accademici; la Fondazione Casa Artusi (fondata nel 2007): promuove la cucina di casa italiana secondo l’eredità di Pellegrino Artusi; La Cucina Italiana (fondata nel 1929): la rivista gastronomica più antica al mondo ancora in edicola. A loro si sono affiancati i cuochi italiani con le loro varie associazioni creando una comunità forte, per una volta coesa.

È la prima volta che un’intera cucina si candida a questo riconoscimento; l’ultima volta è stata per i francesi con il loro Pasto Gastronomico ma è una cosa diversa. la candidatura italiana celebra un’intera tradizione culinaria quotidiana, diffusa e non legata a un singolo rito o piatto. La cucina italiana è la “cucina degli affetti”: trasmette memoria, cura, relazioni e identità, raccontando storie di famiglie e comunità attraverso il cibo.
Pur nelle mille e mille diversità di interpretazione di una ricetta, diversità dettate dal territorio, dalla storia, dalla geografia, il filo che lega la cucina italiana è dato da una pratica sociale che ha anche una valenza sentimentale perché preparare una pietanza è espressione di un sentimento e di un racconto ma anche un prendersi cura di chi consumerà quel pasto.
Cosa accadrà il 10 dicembre nessuno è in grado di predirlo ma una cosa è certa, questa candidatura mette un punto fermo, comunque finisca, sul grande valore che la cucina italiana si è conquistata nel mondo diventando seconda dopo quella locale in moltissimi paesi del mondo.

La cucina Italiana nel mondo (Fonte Deloitte Foodservice Market Monitor 2025), nel 2024 ha raggiunto un valore complessivo di 251 miliardi di euro, con una crescita del +4,5% su base annua e rappresenta il 19% del mercato globale dei ristoranti con servizio, con particolare rilevanza negli Stati Uniti e in Cina, che insieme coprono oltre il 65% dei consumi globali di cucina italiana.
L’impatto che avrà il riconoscimento UNESCO sulle presenze turistiche sarebbe immediato: un incremento tra il +6% e +8% nei primi anni; una crescita più moderata tra il +2% e +3% nei cinque anni successivi; circa 18 milioni di presenze turistiche in più in due anni.
È necessario attrezzarsi, anche perché il risultato mediatico già c’è e sta producendo risultati importanti, basti pensare ai flussi di turismo enogastronomico che 2024 il turismo enogastronomico ha generato un business pari a 40,1 miliardi di euro, con una crescita del +12% rispetto al 2023 e del +49% rispetto al 2016.

Il ministro Francesco Lollobrigida interpreta così l’inserimento della cucina italiana nel patrimonio UNESCO: “L'Italia, e sarebbe motivo di orgoglio, può essere la prima nazione al mondo a ricevere il riconoscimento della Cucina a Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità Unesco. Sarebbe un upgrade dal punto di vista della promozione della qualità complessiva della nostra cucina, e quindi una crescita di possibilità per il nostro export e una protezione ulteriore rispetto all'italian sounding: infatti la protezione dell'Unesco del patrimonio complessivo riguarda anche la difesa dei singoli prodotti che ne fanno parte”.

E qui si apre un altro capitolo: quello dell’italian sounding che genera 120 miliardi di fatturato nel mondo: da un lato una conferma del valore del brand Italia, dall’altro l’assoluta necessità di tutelare e far conoscere sempre di più i prodotti originali.

a cura di

Luigi Franchi

La passione per la ristorazione è avvenuta facendo il fotografo nei primi anni ’90. Lì conobbe ed ebbe la stima di Gino Veronelli, Franco Colombani e Antonio Santini. Quella stima lo ha accompagnato nel percorso per diventare giornalista e direttore di sala&cucina, magazine di accoglienza e ristorazione.
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