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La Dolce Vita, tra storia e narrazione

01/04/2026

La Dolce Vita, tra storia e narrazione

“La Dolce Vita: un popolo di pasticceri e il loro sogno rivoluzionario” è un viaggio culturale attraverso l’evoluzione della pasticceria dalla Svizzera del settecento all’Italia contemporanea

L’orgoglio comunitario di un popolo affiora, fin dalle prime pagine del libro, in maniera più o meno esplicita, e narra la storia di un popolo che per necessità in principio, per passione poi, emigra e porta con sé la conoscenza, la capacità e l’intraprendenza amalgamandosi al tessuto sociale che incontra pur restando sempre ancorato alle sue tradizioni. Il libro di Lorenzo Cresci edito da èMultiverso, intreccia storia e gastronomia tracciando lo schema del racconto dell’arte dolciaria e come dal comune utilizzo di ingredienti semplici si sia sviluppata l’arte della pasticceria moderna. Una narrazione che inizia nel Settecento e giunge ai giorni nostri.

“Protagonisti sono i pasticceri svizzeri – spiega l’autore, il giornalista Lorenzo Cresci – ed è una storia affascinante di migrazione, di spostamenti, in cui si riesce a rimanere legatissimi alla propria terra d'origine diventando assolutamente identitari nel paese in cui si abita. È anche una sorta di atlante geografico, perché i pasticceri viaggiano in tutte le regioni d'Italia e nelle città che raggiungono la loro opera diventa un punto di incontro culturale di una certa società”.

 

Dai Grigioni all’Italia intera

Il contesto storico-geografico vede le popolazioni del cantone costrette all’emigrazione in seguito all’invasione francese che ne decreta la fine dell’indipendenza. In cammino sulle Alpi, raggiungono il lago di Como e da lì Milano, Genova, Pisa e ancora più avanti. Il Canton Ticino viene coinvolto nel fenomeno migratorio: sono in prevalenza ristoratori, lattai, cioccolatieri, cuochi…e raggiungono Venezia dove scoprono l’arte della panificazione. Varie vicende storiche si susseguono e sono costretti a sparpagliarsi lungo l’Italia. “La particolarità - descrive Cresci - è che ogni Svizzero che si sparpaglia va a ripetere una sorta di modus operandi, che è quello di andare ad aprire una pasticceria assieme a un socio e aspettare che dalla Svizzera possa arrivare mano d'opera giovane. Siamo in un momento storico particolare, non sono cattolici ma evangelici, sono luterani, e hanno una visione della vita e dell'individuo molto diversa; raggiunto il momento della maturità, dell'adolescenza, i giovani svizzeri vanno alla ricerca della propria individualità: partono dalla povertà ma vengono in Italia e nel resto d'Europa alla ricerca di un'affermazione”.

A Venezia i pasticceri svizzeri fondano un sistema ben delineato: il pâtissier fa gli impasti, il confiseur si occupa di cioccolato e zuccheri, il cafetier del caffè, il limonadier dei gelati e delle bevande e il distillateur di realizzare i liquori. Con vera precisione e organizzazione “svizzera” creano un modello di lavoro: un imprenditore e tre soci, dieci-dodici persone a lavorare, e con professionalità e competenza costruiscono un sistema che evolve e si dirama, lungo la penisola. 

Tra ottocento e novecento contribuiscono a definire l’eccellenza alberghiera italiana e un modello riconosciuto in tutta Europa

presentato a Milano La Dolce Vita alla presenza di, da destra, Mario Cucci, Lorenzo Cresci, Eleonora Cozzella, Francesco Seminara e il pastry art director Diego Crosarapresentato a Milano La Dolce Vita alla presenza di, da destra, Mario Cucci, Lorenzo Cresci, Eleonora Cozzella, Francesco Seminara e il pastry art director Diego Crosara

Materia e innovazione

Partono dalla materia prima, l'unica che conoscono, che è il latte. Nel momento in cui arrivano in Italia, lavorano su questa materia prima e studiano ed elaborano processi di pastorizzazione del latte, di trasformazione del latte in burro. Decidono, per esempio, di utilizzare il burro anziché la sugna. “E poi - racconta Lorenzo Cresci - soprattutto sono dei grandi osservatori del territorio, oltre che abili commercianti. Quindi utilizzano tutti i prodotti possibili e immaginabili che arrivano dai commerci. Non per niente le città dove le loro attività si sono maggiormente sviluppate sono quelle portuali: Genova, Napoli, Venezia, Trieste, Catania, e ovviamente Livorno da dove penetrano il territorio attraverso la Lucchesia. A Mantova scoprono le uova più buone d’Italia, le mescolano con i loro ingredienti, ci mettono un po' di liquore e cosa fanno? La Torta Elvezia”. In una società in cui la pasticceria di alto livello richiama la Francia e l’Austria, i pasticceri svizzeri si impongono con eleganza, offrono ruoli di prestigio alle donne, realizzano un concetto di comunità che comprende l’urbanistica e coinvolge le città che li ospita. Il fenomeno cioccolata prende piede, a Milano, a Genova, a Firenze. 

 

La rivoluzione elegante

Il termine “elegante” in quell'epoca stava anche per costoso. “Eppure hanno fatto – spiega Cresci -  anche in questo caso, una piccola rivoluzione e reso popolare qualcosa che hanno comunque saputo mantenere molto elegante, per ragioni di servizio ma anche per il tipo di qualità offerta”.

Quella qualità, ed eleganza, che oggi ritroviamo in tante pasticcerie famose sparse sul territorio italiano: eleganti ma al tempo stesso accessibili, perché il segreto sta proprio nell’aver reso accessibile qualcosa di speciale, di altissima qualità e classe: un lusso da concedersi ogni tanto, perché fa bene allo spirito; una coccola che inizia con l’accoglienza e finisce con l’emozione di assaporare qualcosa di unico. 

La Dolce Vita racconta tutto questo portando testimonianza e documentazione storica: un viaggio lungo l’Italia e le sue città dal Triveneto alla Toscana, da Milano a Perugia con le storie avventurose di famiglie e individui che hanno saputo coltivare una cultura e trasmetterla. Più di una ricostruzione storica, vuole essere un omaggio al gusto, alla memoria e all’identità di un patrimonio: uno studio eccellente del settore dolciario e della sua evoluzione nel tempo, fino ad oggi e ancora oggi patrimonio di tutti. 

 

 

Marina Caccialanza

 

 

La Dolce Vita
Lorenzo Cresci
Edizioni èMultiverso
marzo 2026

a cura di

Marina Caccialanza

Milanese, un passato come traduttrice, un presente come giornalista esperta di food&beverage e autrice di libri di gastronomia.
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