A questi ottimi impasti, che si uniscono spontaneamente agli ingredienti, Oba ci è arrivato per gradi.
Nel 2015 è volato a Londra; ha lavorato come lavapiatti in un locale, Antonio’s, lo stesso che l’ha inizializzato con le pizze. Tornato in Italia, nel 2018 “pensavo di aver imparato, invece non sapevo proprio niente!” quindi fa pratica e frequenta alcuni corsi (anche con Gabriele Bonci e Simone Padoan). Poi apre una pizzeria d’asporto nel 2020, sino a decidere di cambiare sede per includere anche i posti a sedere.
Tutto è successo in pochi anni, ma il focus è stato sempre uno.
“Per noi fare questo mestiere significa garantire semplicità ed essere trasparenti con le persone. Alcuni ci chiedono come prepariamo alcuni ingredienti che mettiamo sulle pizze… quando rispondiamo forse rimangono delusi per quanto siano semplici!” dice scherzando.
La realtà è che ci siamo abituati a rendere il cibo mangiato fuori casa complesso, comprensibile a palati esperti, pieno di nomi da imparare, esperienze da trattenere. La pizza di Oba piace perché non mette confini, non è cervellotica, non ha voglia di evolvere in qualcos’altro, né di rappresentare per forza ‘messaggi altri’.
“Non ho intenzione di cambiarla. Voglio che le cose siano fatte bene, senza dover diventare qualcosa da capire per forza” ci dice, se pur sappiamo quanta stima riponga in alcuni nomi del mondo pizza contemporaneo.