Dal 17 al 20 maggio in Sicilia, presso l’ex Convento del Carmine di Scicli, si terrà l’edizione zero di un peculiare evento dedicato al vino. Un’iniziativa organizzata dall’associazione culturale Arsura - Sete Etica, dal nome pregnante, incisivo: Teruar.
Gli enofili, anche meno convinti, avranno già notato l’assonanza: Teruar è l’equivalente, in siciliano, del termine francese Terroir, che nel mondo del vino indica l’insieme di fattori naturali, territoriali e di buone pratiche messe in atto da un artigiano della viticoltura nella coltivazione della sua terra.
L’obiettivo di questo evento è concentrare l’attenzione sulla figura del vignaiolo e sul concetto di viticoltura etica, ma anche instillare un nuovo modo di valutare e scegliere il vino.
Proprio di questo abbiamo parlato con Pietro Russino, uno degli organizzatori.
Etico, se si parla di vino, cosa significa?
“Etico, per la nostra associazione è quel vino ottenuto da una produzione biologica o biodinamica, non intensiva, sostenibile, rispettosa della natura e della tradizione, ma sempre con un approccio contemporaneo ed evolutivo. Insomma l’espressione più naturale della vigna e dell'uva, non plasmata da interventi chimici o dalla mano di un enologo esperto, ma lasciata libera di raccontarsi in quella particolare vendemmia, in quell’annata, o di esprimere le peculiarità della sua dcontrada”.
Attualmente in Sicilia quanto è rilevante l’interesse per questo genere di produzioni?