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La ricerca della felicità

21/11/2025

La ricerca della felicità

Servire a tavola la dignità: gli esempi delle star internazionali e il modello Ruben in Italia

Lo spunto per questo articolo ha radici lontane, radici che oggi sono solide basi su cui un giovane artista ha costruito negli ultimi anni un sistema di supporto alle persone che si trovano in situazioni di disagio, pensando al primo problema che colpisce chi è in difficoltà, la fame.
 

Stiamo parlando di ristorazione solidale, tema affrontato con appassionata cura su questo magazine dal collega Bruno Damini che, partendo da un focus sulla città di Bologna, ha esplorato il variegato mondo delle mense dedicate agli ultimi, gestite da enti assistenziali, pubblica amministrazione e comunità ecclesiastiche.
 

L’argomento merita una costante attenzione, così, ritornando allo spunto dell’incipit, in questo articolo scriveremo di un altro tipo di cucina popolare, illustrando un paio di esempi d’oltre oceano, negli Stati Uniti, e un esempio di casa nostra a Milano, un progetto anticipato poco prima della sua apertura nel 2014 da Sala&Cucina. Parliamo di Love Restaurant, JBJ Soul Kitchen e, in Italia, di Ruben.

 

Love Restaurant, nato come food truck e ora anche attività stabile, è il progetto ideato da Jaden Smith attore figlio d’arte che debutto proprio con suo padre Will Smith nel film “The Pursuit of Happiness”, tradotto “La ricerca della felicità” per il mercato italiano.

Jaden aveva solo 8 anni quando debuttò nel mondo del cinema, interpretando un bambino che, a causa delle difficoltà lavorative del padre, era costretto a vivere, assieme lui, una condizione di disagio tipica dei senza dimora, dovendosi entrambi arrabattare sia per dormire sia per mangiare.

La ricerca della felicità

Quando il primo food truck “I Love You” apparve sulle strade degli Stati Uniti, in California, in uno dei quartieri con maggiore presenza di homeless di Los Angeles, proprio per offrire loro un pasto, peraltro vegano, il pensiero corse inevitabilmente alla finzione cinematografica che Jaden visse in tenera età. Forse, nonostante non fosse la realtà e, anzi, essendo figlio di un attore molto famoso, vivesse sicuramente da privilegiato, è probabile che l’esperienza, immedesimandosi emotivamente, lo colpì molto.

Il modello che scelse, a parte la proposta di un’alimentazione sana e sostenibile, prevede che chi può permetterselo non solo paghi il proprio pasto, ma ne aggiunga almeno uno per chi ha bisogno, un po’ quello che noi chiamiamo pasto o anche più semplicemente caffè sospeso. Naturalmente nulla deve chi non può pagare. Oggi, dopo circa 4 anni dal lancio di questa iniziativa, Smith ha annunciato l’apertura anche di un vero e proprio ristorante.

 

Los Angeles. foto da Instagram @iloveyourestaurantLos Angeles. foto da Instagram @iloveyourestaurant

Il secondo caso che illustriamo è stato ideato dal noto cantante Jon Bon Jovi, insieme a sua moglie Dorothea Hurley.
I JBJ Soul Kitchen (foto di copertina) sono veri e propri ristoranti, definiti comunitari, di alta qualità in New Jersey, se ne contano un paio, ai quali si aggiungono iniziative temporanee ed eventi di raccolta fondi. Anche in questo caso la modalità di accesso è basata sulla donazione di soldi, ma anche di tempo, infatti, chi non può pagare, si rende disponibile per qualche ora di volontariato.

 

Infine, il terzo caso che citiamo è una delle tantissime attività che rendono il nostro paese migliore. Sono, infatti, numerose le iniziative a favore delle categorie più deboli e i ristoratori italiani, appena possono, si rendono disponibili a cene di beneficenza di varia natura. Da poco, per esempio, abbiamo scritto di Ristoranti contro la Fame.

Il caso, però, che si distingue è quello di Ruben, il ristorante solidale fondato dall’azienda Pellegrini. L’idea del nome è già una dichiarazione di intenti, perché Ruben era un lavorante di casa Pellegrini, quando il signor Ernesto, ancor prima di diventare l’illuminato imprenditore della ristorazione che è stato, era poco più che un bambino. Viveva e lavorava nella cascina di famiglia, senza mezzi, ma con grande dignità. Purtroppo, dopo l’abbattimento della struttura e prima che Pellegrini potesse occuparsene con proprie risorse, ancora scarse, morì di stenti. A lui la Fondazione Pellegrini dedicò il ristorante per i più deboli, assolvendo alla promessa che Ernesto fece a se stesso. 

La caratteristica di questo ristorante è che non è gratuito, ma, una volta pranzato, agli adulti viene presentato il conto, con tanto di scontrino, ma di solo 1 euro

Il pensiero che sta dietro a questa originale scelta è che le famiglie che capita di ospitare possano, agli occhi dei propri bambini, pagare come fanno tutti gli altri. Un gesto di grande dignità che toglie da ogni imbarazzo i genitori e ai figli fa credere che la loro famiglia sia come tutte le altre.


Concludendo, vale la pena fare un accenno di carattere generale, perché oggi stiamo assistendo a un rapido peggioramento delle condizioni di vita di molte famiglie, una forbice che si allarga sempre di più tra ricchi e poveri, avendo come conseguenza che anche la classe media, quella che, prima, i ristoranti se li poteva permettere, oggi li evita sempre più spesso, generando una forte riduzione delle entrate e, infine, la chiusura di molti locali.

Ciò potrebbe generare la nascita di nuove attività solidali o iniziative in cui i ristoratori possono dare il proprio contributo trasformando, magari ogni tanto. un talento in un atto di generosità. 

Scatto degli interni del ristorante RubenScatto degli interni del ristorante Ruben
a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
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