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L’acqua non è infinita

22/03/2013

L’acqua non è infinita
Oggi è la Giornata Mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite 22 anni fa per sensibilizzare tutto il mondo a preservare il bene più prezioso che esista. Per dimostrarne la veridicità basta fare una visita al MART di Rovereto dove, all’interno della mostra Progetto Cibo-La forma del gusto, il designer Giulio Iacchetti chiude il percorso espositivo con un simbolico lingotto di ghiaccio in cui sovrascrive GOLD, a ricordare “l’essenza: l’acqua, la cosa più preziosa, di cui siamo fatti… un assaggio di meravigliosa entropica complessità” spiega Cristiana Collu, direttore del MART.

Attorno all’acqua si stanno giocando molti destini del mondo e l’Onu, in questa giornata, lancia l’allarme diffondendo dati che raccontano dell’85% della popolazione mondiale che vive nella metà più arida del pianeta. Sono circa 800 milioni le persone che non hanno alcun accesso a fonti di acqua pulita e ben 2 miliardi e mezzo non dispongono di adeguati servizi igienici. Negli ultimi dieci anni, la dissenteria provocata dall'inquinamento dell'acqua ha ucciso un numero di bambini superiore al numero complessivo di morti causati da tutti i conflitti armati che si sono succeduti nel pianeta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.

Di contro un dato ancor più esemplare: se tutti gli abitanti della Terra dovessero vivere nelle stesse condizioni privilegiate degli europei e dei nordamericani non basterebbero tre pianeti per soddisfare il fabbisogno di acqua.

Nel libro L’acqua che mangiamo, scritto da Marta Antonelli e Francesca Greco, scaricabile gratuitamente solo per oggi dal sito di Barilla Centre for Food & Nutrition, si introduce il concetto di acqua virtuale necessaria a produrre il cibo, i beni e i servizi del nostro vivere quotidiano: attraverso questo concetto scopriamo che ogni giorno in Italia il consumo pro capite è di 6.300 litri al giorno, un indice di 1,65 sopra la media. Ma di questa quantità solo il 4% è ad uso domestico, il 96% risulta invisibile al consumatore ed è la percentuale legata al consumo dell’acqua per produrre ciò che acquistiamo nei supermercati o altrove.

Questo cosa significa?  Ce lo propone il WWF affermando che è ''urgente agire per migliorare l’utilizzo dell’acqua nelle filiere produttive e nei comportamenti individuali. Del 54% di acqua dolce prelevata dall'uomo, il 20% e' per l'industria (la percentuale e' molto più elevata nei Paesi avanzati, in media il 59% contro l'8% dei Paesi a basso reddito), il 70-80% per l'agricoltura''.

Da noi una riflessione: l’acqua è un tesoro prezioso che si rinnova ma non all’infinito, per cui non  sprechiamola inutilmente.

Luigi Franchi