Gli
strascichi della “fase uno”, non ancora del tutto superata, si accavallano con
l’inizio della “fase due”, in cui i veri congiunti sono mascherine e guanti,
ormai come appendici dei nostri corpi, che finiscono nel vuoto di una distanza
sociale diventata ormai insostenibile ai più. La riapertura delle attività è
parziale, lenta e graduale, per garantire un equilibrio tra contenimento del
virus e ripresa economica. Tanti i dubbi e le perplessità, di certo ci vorrà
tempo per ritornare alla normalità e al pieno regime delle attività, con la
consapevolezza che il rischio zero non esiste, pur mettendo in pratica tutte le
attività per tenere sotto controllo la contaminazione. Essendo un virus che si
trasmette per via aerea è difficile da monitorare e comporta una diffusione
molto ampia.
I gestori dei locali, e tutto il comparto food, si stanno industriando in ogni
modo: sanificazione dei locali e degli oggetti ed utensili da cucina,
periodica, o addirittura quotidiana, per diminuire il rischio di
contaminazione, utilizzo di dispositivi di protezione individuale, mascherine,
camici e guanti monouso, sovrascarpe, acquisto di termoscanner per la
misurazione della temperatura, e chi più ne ha più ne metta.