“Il laboratorio l’abbiamo ultimato di recente” - precisa subito Matteo, lasciando il giusto spazio agli occhi che, curiosi, si infilano nelle scaffalature per osservare le opere finite. Racconta come ha iniziato, le scuole superiori ad indirizzo artistico, la poca confidenza della Val di Fiemme con la ceramica. E confessa che non è facile intraprendere una strada quando un territorio non ha sensibilità con un mestiere.
Il percorso, la temperanza, la libertà di esprimersi
Matteo, infatti, ha studiato a La Meridiana di Certaldo, a Firenze. Ha affiancato un ceramista locale oggi in pensione e poco altro, in Val di Fiemme. Tanto, tanto lavoro l’ha fatto da sé, come autodidatta.
“È una professione che si modella e si arricchisce continuamente, lo studio è necessario e anche la temperanza” aggiunge.
Sulla temperanza, anche se lo conosciamo da una manciata di minuti, non c’è dubbio: si legge tra le righe, o meglio nell’iride, quando racconta le sue ultime realizzazioni e anche un aneddoto recente.
“Stefan Andersson è uno dei ceramisti a cui mi ispiro. Gli avevo scritto una lettera, l’anno scorso, per candidarmi come apprendista. Non aveva risposto ma ero determinato, volevo conoscerlo. Qualche mese fa sono andato in Svezia per trascorrere una giornata con lui ed è stato davvero arricchente, meraviglioso. Ho appreso che la ceramica è un lavoro di costanza. Mi ha suggerito di tornire tutti i giorni. In tanti ambiti basta fare poche cose ma buone, invece questo è uno di quei mestieri in cui devi cimentarti e fare tante cose. Non è detto che vengano in prima battuta ma porti a casa l’esperienza e maturi il senso estetico”.
Matteo quando ci parladà l’impressione di essere libero. Di avere carta bianca, di non essere stretto dentro a una gabbia di ambizioni e aspettative. Ce lo conferma.
“Il mio desiderio è aggiungere sempre qualcosa di nuovo. Amo lavorare sulla forma, cercare la funzionalità ma anche l’originalità. Sono appassionato di geologia e sto studiando alcuni metodi di invetriatura con materiali naturali, per esempio questa è cenere ricavata dalla corteccia di betulla. In generale credo che poter operare in un luogo in cui non vi sono tradizioni significhi poter essere davvero liberi di sperimentare. In un certo senso non si hanno debiti con il passato”.