Le vie del segnale olfattivo
Ciò che definiamo odore è costituito da molecole, svariate centinaia il più delle volte, che raggiungono le pareti più profonde del nostro naso trasportate dal flusso d’aria, dove sono presenti cellule specializzate. Si tratta di veri e propri neuroni, dotati di terminazioni filiformi dette ciglia che sporgono sull’epitelio olfattivo, l’avamposto di ricezione degli odori, una struttura grande circa un paio di cm^2, posizionata tra i due occhi all’altezza delle tempie. Il muco delle cavità nasali contiene proteine in cui sono immerse le ciglia dell’epitelio, e proprio a queste si “agganciano” le molecole odorose.
Un odore raggiunge l’epitelio viaggiando su due binari: ortonasale, quando annusiamo qualcosa, e retronasale, quando lo stiamo anche assaggiando, e il flusso d’aria risale la rinofaringe. Gli odori percepiti per via retronasale sono quelli che un po’ impropriamente chiamiamo retrogusto. Gusto in senso stretto è riferito all’organo di senso preposto a percepire i sapori, l’unico sapore a lasciare un ricordo di sé dopo la deglutizione è l’amaro. Il ricordo di quel sorso o boccone è legato per lo più ad odori appunto, la cui persistenza si accentuata in presenza di grassi, texture particolari, alcol. Sarebbe quindi più corretto parlare di retro-olfatto, o di sensazioni gusto-olfattive, ciò che gli anglofoni chiamano flavour.