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Manca il personale. Tutta colpa di Masterchef!

27/08/2022

La difficoltà nell’assumere personale qualificato rimbalza sui media da mesi. L’osservatorio InfoJobs, uno dei portali on line più utilizzati nella ricerca di personale, registra un totale di 5.500 annunci. Il personale Ho.Re.Ca. è il più ricercato d’Italia. La FIPE ha certificato la mancanza di oltre 200.000 lavoratori all’appello tra cui: personale di sala, assistenti alla cucina e cuochi.

Il problema è quantitativo e qualitativo. Da un lato c’è una carenza nel reperire le figure professionali necessarie, numeri preoccupanti da mettere in difficoltà la continuità di molte attività. Dall’altro si evidenzia una carenza di competenze e specializzazioni, chiamando in causa una crisi decennale della scuola italiana. Molti esperti nei mesi precedenti hanno rievocato uno scontro, da secolo scorso, tra datori di lavoro e potenziali collaboratori. Un fenomeno così straordinario è multifattoriale, dipende da molte concause che interagiscono tra loro. È una semplificazione attribuire ad un singolo motivo la responsabilità del ‘mismatch’ tra domanda ed offerta. I datori di lavoro attribuiscono la causa a: reddito di cittadinanza, poca disponibilità a lavorare nei week end, poca propensione ad accettare lavori che hanno picchi in alcuni mesi. Tra i potenziali lavoratori si evidenzia poco interesse verso queste professioni per: stipendi ritenuti bassi, numero di ore eccessivo, opacità nei contratti proposti ed instabilità professionale. Queste poche righe mostrano la complessità del fenomeno. Da psicologo che studia le decisioni umane mi stupisce che non si citi mai ‘l’effetto MasterChef’.

Cosa intendo? Anni ed anni di diseducazione televisiva possono essere un’ulteriore concausa. Il programma televisivo in tutte le sue versioni è stato ed è uno dei programmi più di successo nel palinsesto televisivo. Il format veicola implicitamente tre messaggi. Lavorare in ristorazione è pura creatività. Si realizzano servizi da un’ora in grandi occasioni. Il punto d’arrivo è la visibilità da star. È qualcosa di molto diverso dalla realtà, anche dall’esperienza realmente vissuta dalle chefstar. Ritengo che questo elemento abbia un grande impatto sulle decisioni delle persone di non intraprendere le professioni dell’Ho.re.ca. I giovani sono cresciuti con MasterChef. Gli esseri umani sono molto emotivi ed influenzabili nelle scelte lavorative. Cosa fare? Molte azioni occorrono per risolvere un problema complesso.

Ne cito tre. A livello media serve un ‘MasterMaitre’, una serie televisiva che mostri la specializzazione richiesta per chi è in relazione con il cliente. A livello familiare, sarebbe interessante mostrare ai genitori che la principale ‘soft skills’ richiesta in ogni professione, anche quelle che prevedono un lungo percorso universitario, è relazionarsi nella fatica. Il 96% delle persone di successo ha lavorato durante gli studi, superiori ed universitari, in mestieri di relazione. Hanno allenato questa competenza che poi hanno esercitato in altri contesti. Una terza azione è legata alla ‘vendita’ della proposta lavorativa. Occorre motivare i potenziali collaboratori ad iniziare. Aiuta nel colloquio mostrare il valore del lavoro di sala: la possibilità di imparare ad entrare in relazione con persone diverse, la costruzione di un iter formativo definito sui cibi e sui vini, la stabilità conferita dall’acquisire una professione spendibile in tutto il mondo. Insomma, serve trasformare il colloquio di lavoro in momento motivazionale, che riduca l’effetto negativo di “MasterChef” sui pregiudizi delle nuove leve. La tv fa molti danni, alcuni li vedi subito, altri in là nel tempo.


Lorenzo Dornetti