Nel mio lungo incontro con lui si è parlato anche dell’importanza della post-produzione, che nel suo caso è sempre stata fondamentale fino dai tempi della fotografia analogica quando in camera oscura trucchi e interventi si sono sempre fatti per far uscire un certo tipo di colore rispetto a un altro o per mettere in rilievo dettagli nelle immagini in bianco e nero.
L’avvento del digitale ha permesso di velocizzare tutto il processo, e nonostante l’apparente facilità con cui si può fare post-produzione, quegli interventi rimangono una cosa assolutamente seria, considerando Photoshop, ad esempio, come strumento estremamente potente che però va governato con molta attenzione e equilibrio e soprattutto rispetto per il risultato che si vuole ottenere.
Savio comunque continua a praticare anche la fotografia analogica sfruttando il processo digitale di acquisizione delle immagini, così i singoli fotogrammi di una pellicola si trasformano in file che possono superare tranquillamente i 100 megapixel e a quel punto le immagini vengono lavorate in computer graphics.
Allo stesso tempo, continua a praticare l’insegnamento della fotografia per trasmettere la propria esperienza ad altri, superando la presunzione di esclusività delle proprie idee, delle tecniche adottate o inventate, anche perché un bravo fotografo deve continuamente inventarne altre.