Cerca

Premi INVIO per cercare o ESC per uscire

Prime riflessioni sulla stagione turistica

04/09/2025

Prime riflessioni sulla stagione turistica

L’estate del 2025 verrà ricordata, temiamo, per un cambio epocale nel settore turistico, che, inevitabilmente, ha avuto e avrà ripercussioni su tutte le attività a esso collegate, per prima la ristorazione.
In realtà il fenomeno, di cui stiamo scrivendo, ha origini più lontane e non ci stiamo riferendo ai mesi passati, ma ad anni, se non secoli, in cui la percezione di trovarsi in situazioni di disagio per il troppo affollamento, è stata descritta fin dai tempi di Seneca, infastidito per il comportamento di alcuni rumorosi bagnanti sulle spiagge dell’antica Grecia.
Senza andare troppo indietro nel tempo, nel Regno Unito, dove, si può dire, il turismo contemporaneo ha avuto origine, in alcune località di mare, un paio di secoli or sono, i cronisti del tempo registravano l’arrivo di “mandrie” di turisti che gli abitanti locali, infastiditi, cercavano di ostacolare in ogni modo.

 

Venendo all’attualità, non c’è giorno che sui giornali non si descrivano code per una funivia o centri abitati sommersi di gente, soprattutto nei fine settimana.

I social, poi, in parte accusati di esserne responsabili a causa della viralità di alcune proposte, raccontano, con tanto di immagini e video, il disagio dovuto all’assalto di alcune attrazioni o di località, le cui amministrazioni arrivano a regolamentare gli accessi, imponendo un numero chiuso o una tariffa che limita gli arrivi.

Queste premesse non vogliono essere una scusa per derubricare la faccenda a una questione di mera percezione, ma, anzi, un modo per osservarla nella sua evoluzione che, dopo aver portato benefici, ha, oggi, per le caratteristiche che sta assumendo, una serie di risvolti che, come affermato nell’incipit, stanno modificando i comportamenti di un intero settore anche in negativo, se non vengono affrontati con consapevolezza.


Peraltro la sgradita sorpresa di trovarsi improvvisamente ingolfato nel centro cittadino di Mantova è capitata anche al sottoscritto, un sabato della scorsa primavera, dopo una visita a Palazzo Tè, dove, in realtà, non c’era nessuno (eh ma la cultura…). Una sensazione di disagio che ha fatto fare immediata marcia indietro per rientrare a casa prima del previsto. Un fenomeno, peraltro, definibile a macchia di leopardo, perché spesso limitato a pochi luoghi, appunto quelli oggetto di viralità o, senza scomodare le nuove tecnologie e chi le sfrutta male, le località di mare o di montagna prese d’assalto da un turismo mordi e fuggi.

Come abbiamo sottolineato per i luoghi di cultura, dove, salvo eccezioni, si visitano mostre e musei in totale tranquillità, anche le località di zone del Paese meno note, come l’entroterra di molte regioni, risultano luoghi in cui trascorrere il proprio tempo libero in serenità.
Ma, tornando al problema esploso in questa stagione, a fronte di quanto descritto, non c’è stato giorno in cui i giornali, con una buona dose di allarmismo, non abbiano descritto spiagge vuote, ombrelloni sfitti, camere libere anche durante il mese di agosto. 


E la ristorazione? 

Certamente in difficoltà, lo ha rilevato anche il Sindacato Italiano Balneari, aderente a Fipe, che, registrando già in luglio una caduta dei consumi pari al 15%, per nulla compensata dall’aumento avuto in giugno, e un agosto altalenante, senz’altro meno produttivo dei precedenti esercizi, ha evidenziato le difficoltà del settore.
Tutto ciò va a sommarsi a problemi che rischiano di diventare ormai cronici, primo fra tutti il potere d’acquisto che, soprattutto per gli italiani, è sceso in modo preoccupante, a fronte, peraltro, di un aumento dei prezzi generalizzato e, in certi casi, non giustificato.
Quindi, in conclusione, da una parte assistiamo a luoghi assaltati da un turismo che, seppur esprima quantità, non lascia molto dietro si sé, se non polemiche, anche surreali, come quando una mamma è stata obbligata a rinunciare al biberon per suo figlio “perché sulla spiaggia di un Bagno (peraltro, sottolineiamo, per concessione demaniale) non si può portare cibo dall’esterno”.



Dall’altra a una diminuzione di un turismo di qualità, che lascia quasi deserti luoghi bellissimi, parte di quel patrimonio che l’Italia può vantare come pochi Paesi al mondo. Le conseguenze sulla ristorazione sono facilmente intuibili e sono negative. Questa riflessione a freddo, su quanto accaduto quest’estate, vuole essere uno sprone per il nostro settore a non subirle, ma a studiare nuovi modi per rispondere al meglio alle esigenze di un turismo che cambia.

a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
Condividi