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Quando il cibo “in più” diventa valore per la filiera: il modello Banco Alimentare

20/03/2026

Quando il cibo “in più” diventa valore per la filiera: il modello Banco Alimentare

Dalla produzione industriale alla logistica dei distributori, fino alle cucine dei ristoranti: ecco come la Rete trasforma le eccedenze in risorsa, tra efficienza operativa e responsabilità sociale

Nel complesso e dinamico ecosistema dell’agroalimentare e dell’Ho.Re.Ca., il cibo non è solo il fine ultimo del servizio, ma il risultato di una macchina industriale e logistica imponente. Eppure, in questa corsa che porta i prodotti dagli stabilimenti di produzione ai magazzini dei distributori, fino alla tavola del cliente finale, si aprono inevitabilmente delle “falle”. Eccedenze dovute a fluttuazioni del mercato, errori di etichettatura che rendono il prodotto non vendibile secondo i rigidi standard della GDO, packaging leggermente danneggiati o scadenze troppo ravvicinate per i canali commerciali tradizionali.

Per un operatore professionale — sia esso un produttore, un grossista o un ristoratore — questo paradosso non rappresenta solo un rammarico etico, ma un costo gestionale vivo. In questo spazio di contraddizione si inserisce da oltre trent’anni l’attività della Fondazione Banco Alimentare, una rete che agisce come il "connettore intelligente" della filiera. Non si tratta di semplice assistenza, ma di una gestione manageriale dello scarto che, grazie a un quadro normativo solido, trasforma un onere di smaltimento in una risorsa sociale. Abbiamo approfondito i dettagli operativi e le prospettive future con Vittore Mescia, Responsabile Operations della Fondazione Banco Alimentare ETS.

La produzione e la distribuzione: gestire la massa critica

Il primo anello della catena è quello dei grandi volumi. Le aziende di produzione e i distributori Ho.Re.Ca. si trovano talvolta a gestire pallet di merce perfettamente edibile ma "non vendibile" per motivi formali.
"La procedura per donare grandi stock è estremamente semplificata," spiega Mescia.
"Il donatore contatta il responsabile logistico di Fondazione Banco Alimentare e, in maniera molto rapida, organizziamo il ritiro. La Rete ha una capacità recettiva importante e siamo in grado di intervenire generalmente nel giro di 24/48 ore." Questa tempestività è fondamentale, specialmente per i prodotti con scadenze brevi, dove ogni giorno perso riduce la finestra utile per la ridistribuzione. Ma la velocità non deve andare a scapito della sicurezza.
Banco Alimentare garantisce la tenuta della catena del freddo grazie a una flotta di mezzi refrigerati e a magazzini dotati di celle specifiche: 0-4°C per il fresco e -20°C per il surgelato. Anche l'ultimo miglio è monitorato: se l'ente partner non dispone di furgoni refrigerati, il prodotto viene consegnato in termobox isotermici certificati. È una logistica di precisione che ricalca gli standard della distribuzione commerciale.

Quando il cibo “in più” diventa valore per la filiera: il modello Banco Alimentare

Ristorazione e grandi eventi: la nuova frontiera del "cotto"

Se il recupero da magazzino è un processo consolidato, la sfida più delicata è quella della ristorazione collettiva, dell'hotellerie e dei grandi eventi. Qui il progetto Siticibo ha segnato una svolta. Nel 2025, il recupero delle eccedenze di cibo cotto ha registrato una crescita significativa, sostenuta da innovazioni tecniche come i piatti pronti in atmosfera modificata (ATM) o protetta (ATP).

"Questi prodotti ci permettono di migliorare l'operatività: sono pasti completi, già porzionati e con una data di scadenza che consente una gestione più ampia sulle tempistiche," sottolinea Mescia.
Ma cosa deve fare, concretamente, uno chef per donare? La parola d'ordine è tracciabilità. Il cibo deve essere riposto in vaschette ad uso alimentare sigillate, con un'etichetta che riporti il donatore, la data di produzione, il numero di porzioni e l'elenco degli ingredienti e degli allergeni.

Per gli eventi e i catering, dove spesso manca l'attrezzatura per l'abbattimento rapido, Banco Alimentare applica protocolli rigorosi come il "Fast 60": il cibo deve essere trasportato entro 60 minuti dal ritiro e consumato entro un'ora dall'arrivo all'ente caritativo. È una "alleanza implicita" tra chi cucina e chi recupera, basata sul rispetto per il valore della materia prima.

Quando il cibo “in più” diventa valore per la filiera: il modello Banco Alimentare

Il quadro normativo: la Legge Gadda e la tutela del donatore

Uno dei freni storici alle donazioni è stato il timore della responsabilità legale.
Su questo punto, Mescia è categorico: "Grazie alla Legge 166/2016 (Legge Gadda), questo dubbio è stato superato. La normativa definisce che ogni soggetto è responsabile per il proprio segmento di attività." Il donatore risponde del mantenimento dei requisiti igienico-sanitari fino al momento della cessione. Da quel momento, la responsabilità passa alla Rete Banco Alimentare e, successivamente, all'ente che somministra il pasto.

Sul fronte dei benefici fiscali, sebbene la legge preveda deducibilità e riduzioni sulla TARI, Mescia nota un dato interessante: "Nel settore Ho.Re.Ca. molti donatori non richiedono le agevolazioni perché i volumi singoli sono bassi e la burocrazia viene percepita come un carico eccessivo. Per loro oggi conta molto di più l'aspetto comunicativo: dichiarare che un evento è 'food saving' genera un valore reputazionale che supera di gran lunga il piccolo risparmio fiscale."


Visioni di futuro: micro-logistica e cultura antispreco

Guardando al domani, Banco Alimentare punta a intercettare la ristorazione commerciale attraverso una micro-logistica urbana sempre più veloce. Collaborazioni con grandi player come Costa Crociere, KFC, Hilton, Four Seasons e UNA Hotels dimostrano che il modello è replicabile su larga scala. Ma la vera vittoria è culturale. Programmi come Cuki Save the Food, con le "Save Bag" nei ristoranti, portano il tema dello spreco anche al consumatore finale, agendo là dove si spreca di più: tra le mura domestiche.

Il messaggio finale di Vittore Mescia agli operatori è un invito alla concretezza: "Ogni alimento non somministrato può avere una seconda vita. Donare a Banco Alimentare significa garantire che quel cibo, trattato con lo stesso rigore di quello destinato alla vendita, arrivi a chi ne ha bisogno." Perché, come insegna l'aneddoto di una suora di una casa famiglia, un ovetto di cioccolato donato non è solo un dolce: è il diritto di un bambino di sentirsi "uguale agli altri". Il cibo, allora, smette di essere solo una merce e torna a essere strumento di equità sociale.

Focus Box: I Numeri della Rete (2025)

  • 49.000 tonnellate di cibo recuperate.
  • 7.500 enti caritativi convenzionati.
  • 1,5 milioni di persone assistite.
  • Città chiave: Milano e Roma, nodi nevralgici della logistica urbana veloce.
a cura di

Ilenia Martinotti

Nel marketing e comunicazione digitale con un cuore che batte per il cibo! Curiosa di natura, sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare e sapori da scoprire.
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