Il quadro normativo: la Legge Gadda e la tutela del donatore
Uno dei freni storici alle donazioni è stato il timore della responsabilità legale.
Su questo punto, Mescia è categorico: "Grazie alla Legge 166/2016 (Legge Gadda), questo dubbio è stato superato. La normativa definisce che ogni soggetto è responsabile per il proprio segmento di attività." Il donatore risponde del mantenimento dei requisiti igienico-sanitari fino al momento della cessione. Da quel momento, la responsabilità passa alla Rete Banco Alimentare e, successivamente, all'ente che somministra il pasto.
Sul fronte dei benefici fiscali, sebbene la legge preveda deducibilità e riduzioni sulla TARI, Mescia nota un dato interessante: "Nel settore Ho.Re.Ca. molti donatori non richiedono le agevolazioni perché i volumi singoli sono bassi e la burocrazia viene percepita come un carico eccessivo. Per loro oggi conta molto di più l'aspetto comunicativo: dichiarare che un evento è 'food saving' genera un valore reputazionale che supera di gran lunga il piccolo risparmio fiscale."
Visioni di futuro: micro-logistica e cultura antispreco
Guardando al domani, Banco Alimentare punta a intercettare la ristorazione commerciale attraverso una micro-logistica urbana sempre più veloce. Collaborazioni con grandi player come Costa Crociere, KFC, Hilton, Four Seasons e UNA Hotels dimostrano che il modello è replicabile su larga scala. Ma la vera vittoria è culturale. Programmi come Cuki Save the Food, con le "Save Bag" nei ristoranti, portano il tema dello spreco anche al consumatore finale, agendo là dove si spreca di più: tra le mura domestiche.
Il messaggio finale di Vittore Mescia agli operatori è un invito alla concretezza: "Ogni alimento non somministrato può avere una seconda vita. Donare a Banco Alimentare significa garantire che quel cibo, trattato con lo stesso rigore di quello destinato alla vendita, arrivi a chi ne ha bisogno." Perché, come insegna l'aneddoto di una suora di una casa famiglia, un ovetto di cioccolato donato non è solo un dolce: è il diritto di un bambino di sentirsi "uguale agli altri". Il cibo, allora, smette di essere solo una merce e torna a essere strumento di equità sociale.