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Ristoranti luoghi sicuri, perché dubitare?

23/09/2020

Ristoranti luoghi sicuri, perché dubitare?

I ristoranti italiani sono luoghi sicuri e igienicamente
controllati. È importante esserne coscienti e doveroso che si sappia.

Quando scegliamo un ristorante dove trascorrere la serata o
semplicemente una pausa veloce dal lavoro, è fuor di dubbio che lo facciamo per
diversi motivi, alcuni esclusivamente personali, altri condivisibili. Se il
gusto, le abitudini alimentari, la curiosità di provare esperienze nuove o,
perché no, il prezzo possono influire di volta in volta e tra persone, esiste
un requisito che istintivamente ci accomuna nella scelta e può fare la
differenza: la sensazione di pulito e
igiene
che il locale suscita; è qualcosa che ha a che fare con la fiducia.

Non solo oggi ma sempre.

Viviamo tempi difficili e fidarsi gli uni degli altri sembra
diventato molto complicato ma esistono certezze che è bene mantenere.

Ora, la crisi dovuta alla situazione sanitaria – mondiale –
è innegabile e soprattutto lo è il disagio che stanno affrontando i nostri
operatori del settore della ristorazione con cali importanti di affluenza e di
conseguente fatturato. Molto si è detto e scritto su questo argomento e tante
supposizioni sono state fatte, anche a sproposito, sulle ragioni della ritrosia
del cliente medio a entrare in un ristorante o in un bar.

Fipe-Confcommercio
ha cercato di analizzare il fenomeno e dagli studi esaminati emerge che i fattori che determinano la mancanza di
frequentazione dei locali pubblici sono principalmente il lavoro a distanza

che la maggior parte delle aziende ha adottato, il cosiddetto smart working, e la paura del contagio: frequentare
persone sconosciute inquieta i più, sedere accanto a non si sa chi fa paura. La
diffidenza verso i propri simili gioca un ruolo predominante.

Un fatto però è certo, i
ristoranti sono luoghi sicuri e sono proprio i clienti a confermarlo
.

Secondo un’indagine
di Format Research la quasi totalità degli intervistati, circa il 92%,
ritiene che i ristoratori siano attenti nell’applicazione delle misure di
sicurezza anti-covid
ma paura del contagio (66,5%) e smart working (35%) sono
tra le principali motivazioni che inducono a non mangiare fuori.

Questo risultato non
dovrebbe stupire: i locali italiani sono soggetti a norme molto rigide in fatto
di igiene per quello che riguarda la manipolazione e la conservazione di cibi.
La natura stessa dell’attività – la preparazione di alimenti – impone regole e
atteggiamenti consoni, invita a comportamenti corretti che il senso di
responsabilità di ogni esercente e operatore invita ad applicare senza se e
senza ma.

L’indagine condotta da Format Research secondo cui per ben
il 92% degli intervistati l’osservanza delle norme di sicurezza sanitaria da
parte dei ristoratori è stata «molto o abbastanza» soddisfacente è indicativa
della situazione.

Secondo l’indagine, infatti, l’attenzione alle norme igieniche è l’aspetto più importante da
valutare per il 47,4% dei consumatori
, mentre a seguire ci sono il distanziamento dei tavoli (per il
35,2%), la dotazione di tavoli all’aperto (per il 34%), e l’attenzione al
numero di persone all’interno del locale (per il 20%
). Ulteriore conferma
arriva dall’analisi delle principali motivazioni che inducono a non mangiare
fuori. A farla da padrone la paura del
contagio per il 66,5%
e la scarsa
godibilità dell’esperienza dovuta alle rigide regole per il 41,5%
. Una
larga parte degli intervistati, il 35%,
non mangia più fuori a causa dello smart working.

Appare piuttosto
ingenuo pensare che il cliente abbia smesso di frequentare il ristorante
preferito per paura che scarseggi l’igiene quando quotidianamente entra in un
supermercato, viaggia sui mezzi pubblici, conduce una vita più o meno “normale”
se normale si può definire la dimensione che stiamo vivendo.

Non è la paura della
scarsa igiene ad allontanare dal tavolo del ristorante e suggerirlo sembra una
scusa, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

Forse il fenomeno
andrebbe studiato sotto altri aspetti e le ragioni di una crisi profonda e
dolorosa cercate più in profondità.

Marina Caccialanza

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