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Sapori digitali

25/02/2026

Sapori digitali

Nei videogame il ruolo del cibo è cambiato profondamente nel corso degli anni, fino a diventare reale

Nel mondo dei giochi il cibo non è mai stato un elemento estraneo, ma è grazie alla rivoluzione digitale se oggi ha assunto un ruolo sempre più centrale. A partire dagli anni Ottanta,  l’idea di giocare davanti ad uno schermo iniziò a diffondersi, prima all’interno delle sale giochi e poi nelle case degli adolescenti.
È proprio in questo periodo che l’atto di mangiare divenne l’obiettivo centrale di nuovi personaggi come Pac-Man (1980, Namco - vedi foto di copertina) la celebre palla gialla che avanza in un labirinto divorando puntini e frutti. È curioso notare come il nome originale giapponese, Pakkuman, derivi dall’onomatopea paku-paku, che indica il suono del mangiare a bocca aperta. Qualche anno dopo uscì BurgerTime (1982, Data East). 

Simile al precedente, in questo caso l’azione principale era quella di fuggire da ingredienti animati e allo stesso momento, quasi accidentalmente, comporre dei semplici hamburger. Da queste interazioni poi, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, il cibo iniziò ad assumere la funzione di recupero di energia. In Castlevania (1986, Konami) bisognava colpire un muro per far comparire provviste che allungassero la vita, mentre in Final Fight (1989, Capcom), polli arrosto e bibite ripristinavano i livelli di energia nel mezzo di combattimenti urbani.

Con giochi come The Legend of Zelda (1986, Nintendo) il cibo cambiò nuovamente veste: venne infatti introdotta l’azione di cucinare, in questo caso utile per ottenere effetti specifici come la resistenza al freddo o l’aumento della forza. Questa evoluzione ebbe tempo di consolidarsi anche grazie a World of Warcraft (2004, Blizzard Entertainment) che introdusse una vera e propria abilità di cucina in grado di fornire bonus temporanei attraverso i piatti preparati.
Negli anni successivi, il cibo venne utilizzato per altri scopi ancora, soprattutto grazie all’introduzione dei giochi di ruolo (RPG), in cui il giocatore interpreta un personaggio e ne segue la crescita all’interno di una storia strutturata. Qui emerse l’esigenza di costruire nuovi mondi che fossero coerenti, dotati di regole, culture e quotidianità non solamente credibili, ma anche riconoscibili, rendendo plausibile anche ciò che non esiste. E così in The Elder Scrolls V: Skyrim (2011, Bethesda Game Studios) pane, stufati e ingredienti locali rafforzano la credibilità dello scenario, mentre in Persona 5 (2016, Atlus) preparare curry o caffè aiutava le relazioni e le abilità sociali. 

WOOW - fonte https://warcraft.wiki.gg/wiki/FoodWOOW - fonte https://warcraft.wiki.gg/wiki/Food
Skyrim - fonte https://en.uesp.net/wiki/SkyrimSkyrim - fonte https://en.uesp.net/wiki/Skyrim
Nel videogame Sakuna: Of Rice and Ruin (2020, Edelweiss), la coltivazione del riso non era solo meccanica agricola, ma divenne un elemento identitario. In avventure narrative come Pentiment (2022, Obsidian Entertainment), condividere la tavola con gli abitanti di un villaggio bavarese del XVI secolo rafforzava la sensazione di appartenenza ad una comunità, mentre In Venba (2023, Visai Games) il cibo diventava linguaggio emotivo e veicolo di tradizioni e memorie, laddove cucinare significa anche ricostruire radici familiari e culturali.
Sakuna - fonte heypoorplayer.comSakuna - fonte heypoorplayer.com
Pentiment - fonte thegamer.comPentiment - fonte thegamer.com

Oggi la rappresentazione del cibo nei videogiochi è sempre più curata, fino nei minimi dettagli. Pur senza poter trasmettere sapori e profumi, queste caratteristiche vengono suggerite stimolando un desiderio reale. Non sorprende, dunque, che online proliferino discussioni dedicate ai piatti immaginari che si vorrebbero provare nella vita quotidiana. Il fenomeno non si è fermato alla sola conversazione: nel 2016 infatti venne pubblicato World of Warcraft: The Official Cookbook, uno dei primi casi di ricettario ufficiale ispirato all’universo di un grande titolo del mondo gaming. Nello stesso anno, per celebrare il lancio di Persona 5, il café e karaoke bar Pasela Resorts di Tokyo ospitò un locale interamente tematizzato, con piatti e bevande ispirati all’universo narrativo del gioco, tra cui il “Leblanc Special Curry”, direttamente tratto dall’esperienza digitale. Il cibo dei videogiochi in questi anni ha dunque cambiato veste: da semplice elemento di sostentamento e ricarica è diventato prima perno narrativo, poi identità culturale, fino a trasformarsi in realtà e in questo modo, il confine tra ciò che è vero e ciò che è imaginario è stato definitivamente abbattuto.

Persona 5 -  menuPersona 5 - menu
a cura di

Federico Panetta

Varesotto di origine, è come una biglia nel flipper dell'enogastronomia. Dopo la formazione alberghiera lavora in cucina e si laurea in Scienze Gastronomiche presso l’Università di Parma. Oggi si occupa di comunicazione gastronomica collaborando con diverse riviste di settore.
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