Dal latte al ricordo
«Il nonno produceva Silter anche prima che diventasse DOP. È sempre stato parte di me. Il ricordo più bello? Da bambino entrare nelle stanze di stagionatura e sentire quel profumo». All’inizio il Silter sa di latte e burro; con il tempo emergono fieno, erba verde, frutta secca. Alcune forme arrivano a due o tre anni di stagionatura, poi la curiosità prende il sopravvento: "A un certo punto la forma va aperta".
Nel 2025 una di queste forme di malga, stagionata due anni e mezzo, ha conquistato il primo posto al concorso del Silter DOP di Ponte di Legno, premiata dalla giuria ONAF. Un riconoscimento che pesa quanto una dichiarazione d’amore.
Un patrimonio condiviso
Il Silter è molto più di un prodotto: è l’unico formaggio DOP della Valle Camonica, figlio di una storia che parte dal Seicento e arriva fino a oggi. Per celebrarlo, ogni anno intorno all’8 dicembre, Ponte di Legno ospita il Festival del Silter, una festa che unisce comunità, produttori e curiosi.
Daniele guarda avanti con lucidità: "Spero che la produzione resti una nicchia. È la nostra forza". E l’estate in malga resta il momento più intenso: le malghe aperte, organizzate con il Consorzio, permettono ai visitatori di vedere come nasce il Silter. "Trasmettere questo sapere antico è emozionante. Ci riempie di orgoglio".
In un mondo che chiede velocità, il Silter risponde con lentezza. Rimane una produzione di nicchia, orgogliosamente limitata, perché alcune storie — come certi formaggi — funzionano solo se non vengono forzate.