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Sotto la soglia di povertà

11/02/2026

Sotto la soglia di povertà

Glovo (Foodinho) sotto inchiesta per sfruttamento, si scoperchia un vaso di pandora

Sotto la soglia di povertà.

Bastano queste cinque parole per riassumere l’indignazione che, ancora una volta, siamo costretti a provare. Improvvisamente anche la stampa nazionale, solitamente poco attenta a temi che non abbiano rilievo sufficiente ad attirare il click istintivo e immediato del lettore superficiale, si accorge che il servizio di delivery è un problema, un grosso problema.
 

La molla che ha suscitato una generale levata di scudi è un’inchiesta, svolta dal pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, il quale ha disposto il controllo giudiziario per caporalato per l’azienda Foodinho, nome ai più sconosciuto, perché son trascorsi 10 anni da quando fu acquistata da Glovo per entrare nel mercato italiano. 

 

L’accusa è grave, ma, per noi che trattiamo l’argomento da anni, non è una sorpresa come sembra essere, invece, per tutti coloro che, in queste ore, sembrano stracciarsi le vesti. Sembrano, perché, amaramente, abbiamo sempre constatato che, trascorsi pochi giorni, nessuno si preoccupa delle condizioni di lavoro imposte a questa categoria di “dipendenti” i quali, tecnicamente, sono lavoratori autonomi, che, però, per la magistratura, e non è la prima volta, si configurano come dipendenti.

 

Il PM, nominando un amministratore giudiziario, affinché garantisca il rispetto delle norme e delle condizioni lavorative, accusa la società di sfruttamento e si appella all’articolo 36 della Costituzione, che indica come la paga oraria dei fattorini sia «sicuramente non proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro» e non in grado di «garantire una esistenza libera e dignitosa».
Il caso specifico riguarda circa 40.000 lavoratori in tutta Italia, schiavi dell’algoritmo. In attesa di sviluppi, ci permettiamo qualche considerazione.
Una di queste paradossale, perché fa riflettere come una società, nata dall’intuizione di un talento dell’economia, sia oggi accusata di tenere “sotto la soglia di povertà” i lavoratori.

Altre riflessioni, su queste pagine, le scriviamo spesso, con la giusta dose di indignazione e rispetto per un ruolo, svolto, nella maggior parte dei casi da stranieri o da categorie deboli, giovani e, purtroppo, anche anziani rimasti disoccupati, che comprendiamo essere una fonte di reddito. Ebbene, per essere tale, deve essere considerata al di sopra di una soglia dignitosa e a condizioni di sicurezza ben oltre il minimo.

Infine, ricordiamoci che anche noi, quando, pigramente, ordiniamo un pasto da asporto siamo corresponsabili di queste condizioni, così come lo è il ristoratore, al quale ci viene da chiedere se, quel margine che ricava da questo servizio, ormai svolto, sempre più frequentemente, in proprio nome da laboratori esterni, sia buono e giusto.

 

a cura di

Aldo Palaoro

Giornalista ed Esperto di Relazioni Pubbliche, da quando non si conosceva il significato di questo mestiere. Ha costruito la sua professionalità convinto che guardarsi in faccia sia la base di ogni rapporto. Organizza corsi di scrittura e critica gastronomica.
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