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Al Nabucco, sulle note della Milano autentica

11/03/2026

Al Nabucco, sulle note della Milano autentica

Un ristorante che unisce buona cucina e convivialità all’atmosfera meneghina di un tempo


“Nel cuore di Brera, il ristorante Nabucco accoglie milanesi e viaggiatori da tutto il mondo… punto di riferimento per artisti, appassionati di cibo e musica”.

Queste parole compaiono sulla presentazione del menù del ristorante Nabucco e riassumono l’anima del luogo anticipando aspettative che non saranno deluse.
Una città, Milano, che all’opera di Giuseppe Verdi è strettamente legata; un quartiere, Brera, conosciuto come il quartiere degli artisti e uno dei più affascinanti; un ristorante tra i più storici da oltre cinquant’anni che ha recentemente riaperto dopo un restyling che ne ha riscoperto lo stile e il fascino, nell’ambiente e nel menù. 
Perché Nabucco, per Milano vuol dire opera lirica ma anche tradizione, vuol dire cultura gastronomica. Nabucco vuol dire rinascita e riscoperta, affermazione della propria libertà da schemi e mode, e la voglia di ribadire la propria identità, perché no anche culinaria.


Del resto, il nome del locale – Nabucco – suggerisce atmosfera e personalità del luogo. Se pensiamo al contesto storico nel quale nacque l’opera di Verdi non possiamo dimenticare come simboleggiasse – e continua a simboleggiare - l'aspirazione all'unità nazionale italiana sfidando la censura austriaca con il suo messaggio di liberazione. Il coro – va’ pensiero… - che gioca un ruolo centrale nell'opera, rappresenta l'individualità collettiva e diventa simbolo dei sentimenti patriottici del pubblico. 

La vicinanza col Teatro alla Scala, con la Pinacoteca di Brera, tra le viuzze lastricate che compongono il cuore pulsante della città, costellate di botteghe di antiquariato e boutique artigianali fa sì che il quartiere pulluli di vita di giorno e di notte, e sia affascinante meta turistica famosa e frequentata. In un tale contesto un ristorante italiano non è solo un luogo di ristoro ma diventa strumento di divulgazione culturale: ha un compito serio da svolgere; non può essere soltanto un’attività commerciale.
Lo hanno capito bene i soci di MRG Milano Restaurant Group che ha recentemente acquistato la proprietà del locale, ultimo di una lunga lista di ristoranti in città. Hanno così deciso di ridare al luogo la sua identità, quella che da oltre cinquant’anni rappresenta Milano e i milanesi. 

Al Nabucco, sulle note della Milano autentica
Al Nabucco, sulle note della Milano autentica

Uno sguardo indietro, un passo avanti
Nato negli anni Settanta con il nome di Il Soldato d’Italia, il locale ha cambiato pelle quando tra i soci è entrato il baritono della Scala Giuseppe Zecchillo, che lo ribattezza Nabucco in omaggio all’opera verdiana e al mondo del teatro. Ritrovo abituale per artisti, musicisti e pubblico scaligero, soprattutto nel dopo spettacolo, perde negli anni parte del suo appeal, soppiantato da nuove tendenze gastronomiche, messo in ombra da orientamenti culinari ispirati alla cucina etnica o gourmet. È una nuova Milano, più innovativa e contemporanea quella che emerge e domina, finché – che i “corsi e ricorsi storici” non siano solo teoria? – ecco che il ritorno a uno stile tradizionale, sapori autentici, retaggio e identità locale cominciano a fare capolino suggerendo la riscoperta di una cucina italiana concretamente ancorata alle sue origini. È quel “patrimonio immateriale” che con tanto orgoglio abbiamo accolto e oggi merita di essere rivalutato. E Nabucco risorge, più accogliente che mai, con le sue sale affrescate e i quadri che ritraggono le locandine della Scala, le boiserie riportate al loro splendore, le vetrate affacciate su via Fiori Chiari e quel fascino un po’ retrò che tanto piace, che fa sentire a casa, milanesi e non. 

Arancino con ripieno di ossobucoArancino con ripieno di ossobuco
Chateaubriand, doppio filetto grigliatoChateaubriand, doppio filetto grigliato

Il Ristorante Nabucco oggi
Ed è così che Milano si riappropria di uno dei suoi simboli, mai completamente affievoliti ma, come la nebbia miraggio di altri tempi e ormai quasi scomparsa, latente e radicato nel cuore e nell’anima dei cittadini e di tutti coloro che vogliono vivere l’essenza di una città internazionale sì, moderna certamente, orientata al futuro e alla globalizzazione, ma ancora nascosta nel profondo con i suoi contrasti e le sue leggende, coi suoi sapori e le sue tradizioni.
“In Nabucco vediamo un patrimonio della città e della cucina italiana – commenta Samuele Serra, amministratore delegato di MRG –. La nostra intenzione è valorizzarne storia e spirito, rendendolo sempre più un polo d’attrazione per milanesi e turisti in un quartiere che cresce a ritmi superiori al resto della città».
In cucina a dirigere la brigata c’è Enzo Nappi, campano di origine e milanese d’adozione, che con Nabucco ha un rapporto quasi ventennale. Formatosi tra scuola alberghiera, stagioni e ristoranti storici della città, Nappi entra a soli vent’anni per la prima volta nelle cucine di Nabucco, per poi proseguire il proprio percorso in indirizzi come l’Osteria del Binari, il Bistrot Santini e il ristorante Santini. “Sono ormai milanese da tanto tempo – afferma chef Nappi – e vivo profondamente questa città ma non dimentico le mie origini e abbraccio la cucina locale avvicinandola a contaminazioni da tutto il territorio nazionale. Mi piace esprimere l’italianità nella sua interezza che vuol dire armonia, equilibrio e rispetto”. Milano emerge ma anche accoglie, generosamente, com’è nella sua natura: la città di tutti e dove ognuno può sentirsi a casa.

Chef Enzo NappiChef Enzo Nappi

Menù tradizionale con un tocco di fantasia
Dal risotto alla milanese con ossobuco e riso al salto alla cotoletta con l’osso, fino ai mondeghili della tradizione, al vitello tonnato e al gran fritto di mare, il menù riporta in tavola i grandi classici della cucina lombarda e nazionale, alleggeriti nelle cotture e nei condimenti, presentati con eleganza e semplicità.
Con il rilancio, Nabucco torna a una “cucina di casa” rigorosa ma accogliente, pensata per un pubblico internazionale che conosce e cerca la cucina italiana più autentica. Perché a Brera ci vengono tutti, dallo studente al turista straniero, dal milanese che vuole rivivere quei piatti che, spesso, a casa non si fanno più, al turista o all’uomo d’affari che, di passaggio, cerca di accomodarsi e percepire lo spirito del luogo.
Per questo Enzo Nappi ha ideato piccole incursioni contemporanee: da provare assolutamente l’arancino ripieno di ossobuco dove dal primo boccone emerge il sapore identitario di un risotto giallo con ossobuco e gremolada, e se ve lo dice una “milanese imbruttita” credeteci. Deliziosa l’entrée composta di baccalà mantecato e fiori di zucca in accompagnamento a mondeghili della tradizione, su cui un pizzico di personalità in più vorrebbe dire raggiungere la perfezione. I mondeghili non sono solo polpette: sono le polpette per eccellenza di cui ogni casa ha una ricetta personale, devono distinguersi ed emergere.

Non mancano incursioni come la cacio, pepe e mare con crostacei e molluschi, la millefoglie di melanzana con salmone marinato e provola affumicata, che rispecchiano l’esperienza internazionale dello chef senza mai tradire riconoscibilità e comfort dei sapori.
La cotoletta alla milanese con l’osso al burro chiarificato è un simbolo e come tale non si tocca, ma straordinaria anche la Chateaubriand, doppio filetto grigliato servito con verdure di stagione, chips home made e salsa Bernese, un classico di qualità.
Piatti in apparenza semplici, che nascondono il perfetto equilibrio che nasce dall’esperienza, dal rispetto per l’ingrediente da un lato e per l’identità del luogo dall’altro. Ci vuole sensibilità oltre che tecnica; ci vuole passione.
 

Cotoletta alla milanese di VitelloCotoletta alla milanese di Vitello
E per chiudere in bellezza il dessert: classico come più non si può, niente creazioni artistiche ma il piacere di una golosità delicata, dalla ricca tarte tatin servita con gelato alla vaniglia al tiramisù nella sua più tradizionale interpretazione, e il Nabucco Biscuit, biscotto di pasta ovis con mousse al mango e frutti di bosco, leggero e ideale compagno per chiudere in bellezza una cena gustosa all’insegna della buona cucina, della convivialità e dell’atmosfera meneghina di un tempo. Con tranquillità, discrezione e classe. Alla milanese. 
a cura di

Marina Caccialanza

Milanese, un passato come traduttrice, un presente come giornalista esperta di food&beverage e autrice di libri di gastronomia.
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